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a Roberto, 17 gennaio 1964

17 gennaio 1964

Caro Robertino,

finalmente posso scriverti in pace. Vedo che ti e' presa molta carita' e me ne rallegro tanto in cuor mio; tu stai mettendo in pratica quello che dice S. Paolo: piangete con chi piange, rallegratevi con chi si rallegra. Devo dirti che al contrario poi, non mi e' piaciuto il tono della tua lettera. Sai Roberto io non amo affatto i complimenti. Anzi, non li voglio. "Poiche' non sono piu' io che vivo, ma il Cristo che vive in me". Tu non hai Roberto imparato nulla da me: la realta' e' che tu possederai il Signore, e Lui solo ti guidera' nell’insegnamento. Per favore dimmi della Maria Grazia. Intanto salutala per me. Ricordami a Mauro, Raimondo. Dimmi sei hai notizie di Claudio, raccontami della tua pagella. Stai sereno e domanda al Signore di farti forte. Anch'io lo domando per te. A volte, con intervalli, spuntano ancora per me, ore difficili, ma io canto, Roberto, e il Signore rimane con me.

Ciao, Roberto, studia, studia. Ma non dimenticarti mai di pregare. Buon lavoro, arrivederci.

 Benedetta

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