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a Don Gabriele, luglio 1963

Sirmione, luglio 1963

Reverendo don Gabriele,

due volte mi son fatta rileggere la sua lettera dalla mamma. Le diro' subito, mentre la ringrazio, che la mia povera preghiera avra' ben poca efficacia. Ma con il cuore e con tutto il desiderio, offriro' al Signore i miei pensieri per lei, e per tutte quelle intenzioni che piu' le stanno a cuore.

Grazie, allora, per quello che mi scrive, don Gabriele. Perche' sono anch'io lieta che la Madonna di Lourdes abbia voluto condurre sulla mia strada lei, e mi ricordi col suo nome l'Arcangelo Gabriele: e' di buon augurio. Ed e' per questo, per infinite cose, anzi, io penso, che il Signore vuole da lei, da tutti noi che Lo conosciamo, che si diventi grandi, sempre piu' grandi; disposti fino in fondo a seguire la Sua volonta' e lo Spirito che "non sappiamo donde venga e dove vada".

Ecco proprio perciò il motivo delle prove: vero, don Gabriele? Vivere lasciando che il senso della nostra vita lo sappia e lo conosca Lui solo, e ce lo faccia a volte intravedere, se così a Lui piace... Per questo solo, io trovo sincerita', umilta', e mi sento docile nelle Sue mani. Ed ho la certezza che se anche lei ha scelto la via del sacerdozio, io quella dell’apostolato, e altri altre ancora, e' perche' Lo abbiamo capito, "incontrato" per un attimo sulla nostra strada: "Dove andremo? Tu    solo hai parole di vita eterna".

E' per questo, don Gabriele, che, anche se sono sorda, cieca, forse fra poco piu' umiliata ancora, io sento che in Lui debbo essere serena: perche' Lui e' luce, e' promessa piu' eloquente, piu' vibrante che la parola umana.

Io so che Lo seguo, anche se Lui si nasconde, ed io non riesco per attimi a capire piu' il senso esatto di quello che ancora vuole da me. Sono attimi: se tutto fosse facile, non ci sarebbe salvezza. E nelle prove mi raccomando alla Madre che ha vissuto prove e durezze le piu' forti; mi raccomando, anche se sono così piccola, perche' Lei riesca a scuotermi e a generare dentro il mio cuore il Suo Figlio, così vivo e vero come lo e' stato per Lei.
Ecco, allora, il dono piu' grosso, piu' grande: quasi per incanto ritrovo in Lui tutta la mia serenita'; appoggiata alla Sua spalla, non piu' misera, incerta, povera, ma ricca nello spirito, perche' pregandoLo Lui non mi ha cacciata.
Vede, don Gabriele, nulla e' saldo in noi. E tutto quello che e' saldo in noi, e' perche' Dio ci    tiene stretti con la Sua mano momento per momento. Tutto questo e' il motivo per cui, anche se le mie giornate sono eternamente lunghe e buie, sono pur dolci di un'attesa infinitamente piu' grande del dolore. Il cielo e' la nostra patria vera, e la' dobbiamo mirare, all'incontro.

Buon lavoro, don Gabriele, mi benedica.

                        Benedetta

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