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ad un'ex insegnante, 1963

Sirmione, 1963

Gentile Signorina,

non so se si ricordera' di me, comunque perdoni se mi permetto di scriverLe; sono una Sua vecchia allieva. Lei, forse, fra le tante, avra' dimenticato me. Ma io no.

Sono a letto anch'io paralizzata da lungo tempo. Ho saputo che anche Loro non stanno bene, ecco perche' mi sono permessa di scrivere.

Io mi trovo così in seguito ad operazione al cervello e alla colonna vertebrale. Facevo gli ultimi esami di Medicina a Milano, quando mi ammalai. Ma non e' questo che volevo dire. Volevo solo mandare gli auguri a Lei e a sua Sorella.

Io sono serena lo stesso, perche' e' Dio che mi ha voluta così, che ci ha volute così.

Non temiamo il Signore, Signorine. Siamo cadute nelle Sue mani. Ma sono mani dolcissime, che guidano verso una strada d'amore e di pace. E noi, se saremo docili nelle Sue mani, non saremo mai, nemmeno per un soffio, abbandonate. Il Signore ha cura dell'erba dei campi e degli uccelli dell'aria, eppure loro non seminano e non mietono, e non depongono nei granai. Tanto piu', allora, avra' cura di noi, che siamo ben piu' che l'erba e gli uccelli dell'aria!

"Cercate il regno di Dio e la Sua giustizia, e tutto il resto vi sara' dato in piu' ". Ecco perche' io attendo serena: perche' i giorni passano nell’attesa di Lui, che io amo nell'aria, nel sole che non vedo piu', ma che sento, ugualmente, nel suo calore, quando entra attraverso la finestra a scaldarmi le mani; nella pioggia che scende dal cielo per lavare la terra.

La mia lettera la detto perche' devo comunicare con gli altri attraverso le mani, perche' sono diventata cieca e sorda.

Volevo Le giungesse il mio augurio, Signorina, e la riconoscenza per quello che mi dettero, Lei e sua Sorella, con i loro insegnamenti.

Con stima,

Benedetta Bianchi Porro

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