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a Roberto, 17 maggio 1963

17 maggio 1963

Caro Roberto,

qualche giorno di silenzio per lasciarti piu' liberamente allo studio, qualche giorno per stringermi di piu' vicino a Dio a parlargli teneramente di tutti voi che mi aiutate lungo la strada del mio calvario. Ha letto Carmen la lettera che hai scritto ed era fiera che l'avessi fatto, mostrandomi con orgoglio il santino, che ho sentito. Ieri una preghiera mi e' penetrata nel cuore: "Signore mi hai afferrata" ed ho sentito la verita' della dottrina di Cristo in tutte le Sue parole. "Signore mi hai segnata col fuoco del tuo amore, del tuo sguardo che si e' fermato un attimo su di me ed io ho sentito che tu eri il mio Re".

Sii buono Roberto, non stancarti mai di esserlo, ricordalo anche quando la vita ti portera' ad esserlo piu' faticosamente di oggi. Penso che Corrado avra' piacere di ricevere la tua lettera. Sei un bravo ragazzo tu; fai che il tuo esempio, la tua pazienza, la tua generosita' sia di sprone a chi ti avvicina. C'e' tanto bene da fare, attorno a noi! Non dimentichiamolo. E studia; dai la serenita' ai tuoi di saperti diligente ed onesto in cio' che e' il  tuo compito, in quello che domandano oggi loro a te.

Penso a quando tornerai e ti ricordo a Dio. Non scrivere se non hai tempo. Ciao Roberto. Vicino a te c’e’ Dio.

 Benedetta

a Roberto, 17 gennaio 1964

17 gennaio 1964

Caro Robertino,

finalmente posso scriverti in pace. Vedo che ti e' presa molta carita' e me ne rallegro tanto in cuor mio; tu stai mettendo in pratica quello che dice S. Paolo: piangete con chi piange, rallegratevi con chi si rallegra. Devo dirti che al contrario poi, non mi e' piaciuto il tono della tua lettera. Sai Roberto io non amo affatto i complimenti. Anzi, non li voglio. "Poiche' non sono piu' io che vivo, ma il Cristo che vive in me". Tu non hai Roberto imparato nulla da me: la realta' e' che tu possederai il Signore, e Lui solo ti guidera' nell’insegnamento. Per favore dimmi della Maria Grazia. Intanto salutala per me. Ricordami a Mauro, Raimondo. Dimmi sei hai notizie di Claudio, raccontami della tua pagella. Stai sereno e domanda al Signore di farti forte. Anch'io lo domando per te. A volte, con intervalli, spuntano ancora per me, ore difficili, ma io canto, Roberto, e il Signore rimane con me.

Ciao, Roberto, studia, studia. Ma non dimenticarti mai di pregare. Buon lavoro, arrivederci.

 Benedetta

a Don Gabriele, luglio 1963

Sirmione, luglio 1963

Reverendo don Gabriele,

due volte mi son fatta rileggere la sua lettera dalla mamma. Le diro' subito, mentre la ringrazio, che la mia povera preghiera avra' ben poca efficacia. Ma con il cuore e con tutto il desiderio, offriro' al Signore i miei pensieri per lei, e per tutte quelle intenzioni che piu' le stanno a cuore.

Grazie, allora, per quello che mi scrive, don Gabriele. Perche' sono anch'io lieta che la Madonna di Lourdes abbia voluto condurre sulla mia strada lei, e mi ricordi col suo nome l'Arcangelo Gabriele: e' di buon augurio. Ed e' per questo, per infinite cose, anzi, io penso, che il Signore vuole da lei, da tutti noi che Lo conosciamo, che si diventi grandi, sempre piu' grandi; disposti fino in fondo a seguire la Sua volonta' e lo Spirito che "non sappiamo donde venga e dove vada".

Ecco proprio perciò il motivo delle prove: vero, don Gabriele? Vivere lasciando che il senso della nostra vita lo sappia e lo conosca Lui solo, e ce lo faccia a volte intravedere, se così a Lui piace... Per questo solo, io trovo sincerita', umilta', e mi sento docile nelle Sue mani. Ed ho la certezza che se anche lei ha scelto la via del sacerdozio, io quella dell’apostolato, e altri altre ancora, e' perche' Lo abbiamo capito, "incontrato" per un attimo sulla nostra strada: "Dove andremo? Tu    solo hai parole di vita eterna".

E' per questo, don Gabriele, che, anche se sono sorda, cieca, forse fra poco piu' umiliata ancora, io sento che in Lui debbo essere serena: perche' Lui e' luce, e' promessa piu' eloquente, piu' vibrante che la parola umana.

Io so che Lo seguo, anche se Lui si nasconde, ed io non riesco per attimi a capire piu' il senso esatto di quello che ancora vuole da me. Sono attimi: se tutto fosse facile, non ci sarebbe salvezza. E nelle prove mi raccomando alla Madre che ha vissuto prove e durezze le piu' forti; mi raccomando, anche se sono così piccola, perche' Lei riesca a scuotermi e a generare dentro il mio cuore il Suo Figlio, così vivo e vero come lo e' stato per Lei.
Ecco, allora, il dono piu' grosso, piu' grande: quasi per incanto ritrovo in Lui tutta la mia serenita'; appoggiata alla Sua spalla, non piu' misera, incerta, povera, ma ricca nello spirito, perche' pregandoLo Lui non mi ha cacciata.
Vede, don Gabriele, nulla e' saldo in noi. E tutto quello che e' saldo in noi, e' perche' Dio ci    tiene stretti con la Sua mano momento per momento. Tutto questo e' il motivo per cui, anche se le mie giornate sono eternamente lunghe e buie, sono pur dolci di un'attesa infinitamente piu' grande del dolore. Il cielo e' la nostra patria vera, e la' dobbiamo mirare, all'incontro.

Buon lavoro, don Gabriele, mi benedica.

                        Benedetta

a Don Gabriele 14 luglio 1963

Sirmione, 14 luglio (o agosto) 1963

Reverendo Padre,

perdoni se mi permetto ancora di inviarle due righe. Ma desideravo avere sue notizie, perche' ascoltando le parole scritte da lei, mi parve di rivivere ancora la calda luce e il profumo di Lourdes.

Come sta? La ringrazio, se non l'ho fatto l’altra volta, della sua visita che fu inaspettata e gradita.

Io in questi ultimissimi giorni sono peggiorata di salute. Spero percio' che la "chiamata" non si faccia troppo attendere! La mente (grazie al Signore) e' ancora lucida, ma sono tanto stanca! Sono molto stanca, Padre, quasi da non sentire piu' parole neppure in bocca. Ma mi sento spiritualmente ancora in piedi, nell'attesa di rispondere il "presente" ad un Suo cenno. Le diro', Padre, che ho sentito la Sua voce: la voce dello "Sposo"! Sono lenta nelle preghiere e nei colloqui col Signore e mi offro ugualmente così con umilta'. Lui, che e' in me, mi guidera' a Sua volonta', fino in fondo.

Dio benedica lei, don Gabriele, e tutti i ministri di buona volonta'. Ai fiacchi e ai laboriosi conceda giornate dense di fede.

Io, mentre domando a lei di benedirmi, prego perche' dal Cielo scendano gli aiuti necessari per arrivare bene fino in fondo.

Sua Benedetta

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