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a Don Gabriele, novembre 1963

Novembre 1963

Rev.mo Don Gabriele

la sua lettera l'ho considerata una grazia del cielo, perche' lei sa che le cose di cui siamo stati privi piu' a lungo, quando ci vengono ridate, ci appaiono piu' dolci. Ecco: veramente e' stato cosi. Grazie, padre Gabriele.

Io la seguo, quando lei e' alle prese coi suoi lavori di riviste, la seguo quotidianamente nel mio rosario. Mentre purtroppo io, sono così inoperosa. Ma nella mia inutile solitudine lui non mi lascia mai sola. E' sempre così dolcemente con noi, se noi sapremo attentamente amarLo ed ascoltarLo. Io dico col profeta Geremia: "Signore. mi hai sedotta, ed io mi sono lasciata sedurre". Se noi, padre, sapremo vivere tutti gli attimi con Lui, tutto sara' incantevolmente stupendo. Mi piace ricordare una frase di S. Francesco: "Tale e' il bene che mi aspetto che ogni pena mi e' diletto". Come sono vere le parole che Dio da' la croce, poi la resurrezione. Ad ogni prova, ci guarda, ci parla, ci consola. Ed io penso che tutto sia come la primavera che sboccia, rifiorisce, profuma, dopo il freddo e il gelo dell’inverno!
Mio fratello Gabriele abita a Milano, nella piazzetta Bossi, 1 - vicino a lei; al mattino presta servizio militare, e nel pomeriggio va alla Croce Verde. Viene spesso in S. Fedele per i medicinali.

Ora la saluto e le auguro un buon lavoro.

Arrivederla e grazie.

 Sua sorella in Cristo Benedetta

a Don Gabriele, 7 gennaio 1964

Sirmione, 7 gennaio 1964

Reverendo don Gabriele,

volevo solo ringraziarla delle Sante Comunioni che mi ha portato, e che mi hanno riempito il cuore di una tale gioia che a fatica ho potuto contenerla.

Grazie, don Gabriele. Come e' bello avere un Padre nel cielo che ci aiuta e ci ama piu' di noi stessi; un Padre che conosce anche il numero dei capelli del nostro capo! Come amo il Signore! Lui, che veramente mi ha sempre custodita, ed e' accorso ad aiutarmi tutte le volte che L'ho invocato.

Benedetto sia il Suo Santo nome. Diceva S. Francesco di Sales: "non ragionate sopra le afflizioni e le contraddizioni, ma ricevetele con dolcezza e pazienza, bastandovi di sapere che vengono dalle mani di Dio". Ecco, don Gabriele, perche' cerco di non turbarmi mai.

Carmen e' stata così felice del bel libro che gentilmente ha voluto mandarle in dono!

Ora la saluto, e le domando una piccolissima preghiera, mentre io domando per lei benedizioni dal Cielo, alleluia, Padre: "non prevarranno".

Buon lavoro, e arrivederla.

Benedetta

a Umberto, 24 luglio 1963

Sirmione, 24 luglio 1963

Caro Umberto,

mi permetta di dire così. So che e' in ospedale e non sta bene, ed io ho voglia di mandarLe gli auguri, dispiaciuta solo di non poter fare di piu', perche' vorrei tanto aiutarLa. Vorrei proprio avere la possibilita' di illuminarLa, perche' solo così Lei soffrirebbe meno e avrebbe di conseguenza lo spirito in pace!

Umberto, lasci che Dio La ritrovi e se La tenga amorevolmente sulle spalle, come dice la parabola della pecorella smarrita, che il buon Pastore ritrova, lasciando, per questa, le altre novantanove al pascolo. Il Signore, Umberto, ci e' fedele: sempre. Non ci lascia in nessun momento, Lui, il piu' fedele degli amici!

Se riguardo il tempo, anch'io ho passato tanti dolori, agitazioni, e nella lotta cercavo Lui - Lui solo - da sempre. "Dove andrete? Solo Io ho parole di vita eterna!" E Lui e' venuto, mi ha consolata, mi ha accarezzata nei momenti di paura e di dolore piu' forte, proprio quando tutto mi pareva crollato, salute, studio, sogni, lavoro.

Caro Umberto, caro Umberto, mi ascolti. Lei sa che il Signore ha detto che c'e' piu' gioia in cielo per l'anima che si pente, che per novantanove giusti! Si lasci aiutare. Dice la Bibbia: "Mi troveranno quelli che mi cercano, se mi cercheranno con tutto il cuore".

Non creda di essere solo a soffrire, non pensi che la Sua croce sia troppo pesante. Accetti con semplicita' la parte che Dio le ha dato.

Come vorrei che Lei, Umberto, trovasse un po' di quella pace, che io posseggo! Non si affanni, non si domandi: « Dov'e'? ». Non cerchi Dio lontano. Perche' e' vicino a Lei, che soffre con Lei. E' in Lei, nel Suo cuore! Lo ami, allora, semplicemente, con umilta'.

L'eroismo e' non ribellarsi. Accetti con coraggio - tutto. E tutto, per incanto, diverra' fatalmente semplice e pieno di pace celeste.

Per questo io Le ho scritto, per questo io prego per Lei. E Lei, al Signore, domandi aiuto anche per me.

I miei sinceri auguri, arrivederLa.

Sua sorella Benedetta

a Lucio, 7 giugno 1963

Sirmione, 7 giugno 1963

Caro Lucio,

la tua lettera e' arrivata quando ormai non l'aspettavo piu'; per questo mi ha recato piu' piacere del solito.

In questi giorni sono passati di qua a trovarmi Roberto e Paola. E la loro compagnia mi ha sollevata, perche' qualche volta mi trovo ferma; faccio fatica; e il tendermi la mano - anche per un attimo - mi rimette in marcia verso il cielo, la nostra sola e vera patria.

Il mio buio mi pesa, ma lo preferisco, se questo e' il prezzo per camminare con piu' luce dentro al cuore. Io so, Lucio, che la bonta' di Dio ci fa espiare sulla terra, fino a perfezione avvenuta. Poi, liberi, andremo a godere Lui in cielo.

Mi ha detto Paola che tu hai poco tempo libero. Questa e' una cosa molto bella. Diceva S.Benedetto: Ora et labora. Nella preghiera, nella sofferenza, nasce in noi cio' che e' buono e che dovra' poi germogliare. Tutto e' grazia - ricordalo.

Anche per  te prego il Signore, e tu per me ringraziaLo, perche' io possa, col Suo aiuto, mirare in alto: a Lui.

Ciao, Lucio, quando puoi scrivi. Il Signore sia con te.

Tua sorella in Cristo,

 Benedetta

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