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a Maria Grazia, 25 ottobre 1963

Sirmione, 25 ottobre 1963

Carissima,

ti devo dire che non avevo proprio immaginato nulla di te, M. Grazia. Tu mi hai rivelato il tuo stato d'animo mentre sentivo che tu, stranamente, mi scivolavi via dalla mano. Ti sono grata della tua lettera e ti confesso che sono veramente cosi piccola da non possedere ne' parole giuste ne' quelle che tu, forse, vorresti che io ti dicessi. Ma ho fiducia in Lui. Lui, che e' la mia fede, mi ispirera' le parole migliori che aiuteranno te a ritrovarti...

Non turbarti: prega. E credi: sempre. Il Signore compira' per te il miracolo. Attendi. Sappi attendere [...]. Dice S. Paolo: "Il Signore corregge chi ama, e adopera la sferza con ogni figliolo che riconosce per Suo". E ti voglio dire anche: "Tutto fu bene, anche il male".

Vieni quando potrai. Ti aspetto. Io sto bene. Di morale, molto bene.

Maria Grazia, non amiamo tutta la vita senza conoscere l'Amore. Non aspettiamo gli ultimi giorni per incontrarLo, corriamo come tanti pulcini per essere protetti dalle Sue ali.

In questo momento rido. Che ridere! Io e tu dovevamo essere medici. Che ridere, M. Grazia. Ma non avremo studiato invano se riusciremo a guarire anche un'anima sola.

Salutami tutti. Guarisci; puoi, se lo vuoi.  
Buon lavoro, ciao.

Benedetta

a Maria Grazia, 17 dicembre 1963

Sirmione, 17 dicembre 1963

Cara Maria Grazia,

ti ringrazio molto della tua telefonata di sabato; sono proprio contenta di sapere che tuo padre e' piu' sereno: si vede proprio che il Signore l'ha confortato. Questa, del resto, era la cosa cui tu ed io tendevamo.

Io penso che il Natale, quasi sicuramente, lo faro' qui. A Milano verro' dopo, se il babbo mi ci portera' con la macchina e se le strade saranno praticabili. Ma io non desidero nulla: solo quello che Dio vorra' da me. Mi pare di essere desiderata e contesa. Che ridere, Maria Grazia! Povera me, che ridere! La Paolina mi scrive e anche lei mi aspetta. Giuliana viene spesso e si e' rammaricata di non aver saputo che ti e' morta la nonna. Sabato e' stato qui Corrado; abbiamo chiacchierato così a lungo! Lo sai, vero, che mi e' tanto caro? […] Ha detto che il suo prete, nell'ardore del discorso, era perfino salito su una sedia. Come avrei voluto vederlo nell'estasi di un colloquio fra Dio e le sue pecorelle! Tutti, quando parliamo di Lui, dovremmo salire e col corpo e nell'anima: salire!

Io sto bene; e Dio che mi ama mi manda tante frasi di conforto e di amore. Adesso io cammino per la strada che conduce a Betlemme: alla stalla dove il Bimbo nasce, "mistero d'amore e di dolore".

Ciao, Maria Grazia, auguri per il santo Natale a tutti i tuoi, auguri molti a te, auguri cristiani a tutti.

Benedetta

a Maria Grazia, 3 gennaio 1964

Sirmione, 3 gennaio 1964

Cara Maria Grazia,

ti mando due righe per dirti che il viaggio di ritorno e' andato bene e per ringraziarti del tuo telegramma, che ho trovato qui. E' stato dolce veramente. E' stato come se tu mi avessi preceduta qui a casa per darmi, per prima, gli auguri di bentornata. Devo anche dirti che le tue visite serali le ho tanto gradite. Anche se ti sentivo triste; anche se mi sentivo stanca. E a proposito dell'ultima sera: il Signore ha detto alla Maddalena: "Molto sara' perdonato a chi molto ha amato", io penso non intendesse amore umano, ma amore dolce per tutte le creature. Io queste parole le capisco perfettamente, perche' sento di applicarle naturalmente. Questa e' la mia dolce speranza.

Diceva S. Francesco di Sales: "Non ragionate sopra le afflizioni e contraddizioni, ma ricevetele con dolcezza e pazienza, bastandovi di sapere che vengono dalle mani di Dio".

Io sto bene, Maria Grazia, perche' ho compreso: "Sine effusione sanguinis non fit remissio".

Quando puoi vieni. Io sto bene qui e là con voi: sto bene dove il Signore mi vuole.
Ciao, buon lavoro.

Benedetta

a Nicoletta, 9 ottobre 1960

9 ottobre 1960

Cara Nicoletta,

scusa se ti rispondo con un po' di ritardo. Ho letto con tanto piacere la tua lettera che, in un momento di "inquietudine", mi ha consolata e fortificata. Anzi, tengo la tua lettera in tasca per rileggermela ogni tanto. Sapessi come la condivido! Come davvero e' pagana la morale con cui sempre ho tutto misurato, e in cui il mondo prospera; e adesso come faccio fatica a liberarmene e a vivere così come vorrei! Tanto e' difficile spezzare le abitudini; perche' abitudine per me sono diventate le vecchie idee; difficile, difficile e' essere se stessi.

Capisco (e mi e' in special modo difficile) che prima di tutto devo accettarmi così come sono, miserella e mediocre e impotente, affidandomi a Lui. E come potrei, in caso contrario, sopportare me stessa e la realta' di tutti i giorni? Grande e' la Sua misericordia. In Lui confido, in Lui vivo, a Lui innalzo il mio osanna (S. Agostino dice nelle sue Confessioni - le hai lette? – "...ti vuoi lodare egli, l’uomo particella della tua creazione! Sei tu che susciti la gioia di lodarti, perche' ci hai fatti per te, e senza requie e' il cuor nostro, finche' non riposa in te"). Una volta non riuscivo a conciliare la Sua altezza con la meschinita' quotidiana mia e con quella che mi sembrava degli altri. Ora, invece, la dottrina di Gesu' Cristo mi ha fatto vedere dove stia la soluzione e mi ha donato la Sua pace. Capisco e condivido il tuo amore per S. Paolo; tutti i giorni lo leggo.

Ora stiamo tutti bene, grazie al cielo; i bambini si stanno godendo gli ultimi giorni di vacanza. Gabriele studia, ti ringrazia degli appunti (devo essermi dimenticata di scrivertelo prima, scusami) che, a suo tempo, prelevo'; mia sorella sta attraversando un periodo di indecisione, ma che si risolvera' per il meglio. Io sto bene e non ho novita'; tu sai dove sono i miei pensieri.

Sai se la Maria Grazia abbia ritirato il libro (che voglio farle leggere) dai miei portinai? E tu passi il mese in citta' o sul lago Maggiore? Cosa studi? Ora ti saluto e, in attesa di leggerti, ti abbraccio.

                                                                                              Benedetta

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