la lettera a Natalino

Caro Natalino,
in "Epoca" è stata riportata una tua lettera, che la mamma mi ha trasmessa per mezzo delle mani. Sono sorda e cieca, perciò le cose per me diventano abbastanza difficoltose.
Anch'io, come te, ho ventisette anni, e sono inferma da tempo.

Un morbo mi ha atrofizzata quando stavo per coronare i miei lunghi anni di studio: ero laureanda in medicina...
Però nel mio Calvario non sono disperata. Io so, che in fondo alla via, Gesù mi aspetta.
Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora, ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini.
Ho trovato che Dio esiste ed è Amore, Fedeltà, Gioia, Fortezza, fino alla consumazione dei secoli...
Ciao, Natale, la vita è breve; passa velocemente. Tutto è una brevissima passerella, pericolosa per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui, per giungere in Patria.
Ti abbraccio.
Tua sorella in Cristo

Benedetta

 

 

 

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