La vita

1945

Il ritorno alla pace rappresenta per la bimba di nove anni solo un'allegra avventura in più: il trasloco a Forlì dove, eccettuato un breve soggiorno a Brescia, ospite della famiglia Rabotti, Benedetta rimarrà' fino al '51.

La vita riprende tranquilla, in compagnia dei genitori e dei fratellini. Ha saltato una classe e studia dalle suore Dorotee. Sono anni sereni quelli trascorsi in Romagna, vita di provincia: le festicciole di compleanno, un po' di catechismo, le lezioni di pianoforte, il vestito bello la domenica.(Benedetta alle medie)

"Ti ricordi, Manuela, come eravamo felici quando alla domenica la mamma ci portava a San Mercuriale e tutti volevamo stare attaccati a lei, come eravamo felici allora! E non sapevamo di esserlo".

1946

Il 23 giugno supera l’esame di ammissione alle medie. A Brescia, presso le suore Orsoline, frequenterà la prima media. In questo periodo è ospite della famiglia Rabotti, mentre la sua famiglia era rimasta a Forlì.

1947-52

Frequenta a Forlì la scuola media "Biondo Flavio" e la quarta, quinta ginnasio e la prima liceo classico al “G.B. Morgagni”.

1949

Comincia ad accusare progressiva perdita dell’udito.

1951

La famiglia Bianchi Porro si trasferisce a Sirmione del Garda. Benedetta parla con entusiasmo della sua villa affacciata sul lago: "bianca, dalle persiane verdi, un terrazzo di legno sul davanti, cancello piccolo a lato le camere ampie e spaziose danno un senso di libertà...". Sirmione è bella, e alla ragazzina piace vivere nella sua villa tra gli ulivi, così come le piacciono le discussioni coi fratelli, la politica, lo sport, le lunghe nuotate nel lago, le voci, le risa, le barche, la gente, le cose. (Benedetta a 14 anni)

Benedetta si appassiona a tutto; le piace molto studiare e trascorre ore al piano. Ma la sua ardente gioia di vivere ha un'ombra di tristezza, un presagio ineffabile, un nascosto tremore:
"guardando questo spettacolo il mio animo è preso da ricordi, e da un terribile bisogno di indefinito, di lontano, di silenzio. Un bisogno di essere fuori dal mondo, lontana da tutti, e un bisogno di qualcuno cui confidare i dolori della mia vita; di uno, insomma, che mi consoli. Basta, per confortarmi, alzare il pensiero a Dio".

Per evitare la malformazione alla schiena deve portare un busto che l’opprime e la condiziona. Di giorno in giorno cresce l’inquietudine del suo spirito. Assetata d’amore, comunica ad Anna, la più cara amica dell’adolescenza, i suoi più profondi e delicati sentimenti. "Tu sei la mia prima amica e amica per me vuol dire qualcosa di più di quel che gli altri intendono. L’amica deve essere qualcosa di noi stessi e tu sei per me la metà dell’anima mia, l’acqua in cui io mi specchio".

Informazioni aggiuntive