La vita

1955

Benedetta è presa in cura da uno psicoterapista, nel tentativo di curarla dalla sordità.

Sostiene l’esame fondamentale del primo biennio. Attende trepidante che il professore le rivolga per iscritto le domande che non può più udire, ma il libretto universitario vola contro la porta. Nell’aula c'e' chi ride.
Il professore grida: "Non si e' mai visto un medico sordo!"
Benedetta, in silenzio, con le lacrime agli occhi, si alza, raccoglie il libretto e avvicinandosi al docente gli dice in tono pacato: "Scusi, professore, non volevo offenderLa". Alla mamma che le chiede l'esito dell'esame, Benedetta risponde: "Il professore è stato buono perché non mi ha rovinato il libretto". Per intervento del Rettore l'esame viene ridato; l'esito e' positivo e provvisoriamente le è concesso di proseguire gli studi. (Benedetta nel 1955)

1956

Natale: si manifestano i primi, chiari, gravi sintomi (ulcera corneale e papilla da stasi) di una malattia di cui, evidentemente, la sordità e' solo una manifestazione.

1957

Dopo numerosi consulti, risultati peraltro vani a definire il genere della malattia, Benedetta riesce da sola a diagnosticare il suo terribile male: neurofibromatosi diffusa o Morbo di Recklinghausen (Benedetta a 20 anni, a Sirmione).

27 giugno: Benedetta è operata, per la prima volta, alla testa per asportazione di un neurinoma del nervo acustico). Le radono il capo. Forse Benedetta, in quel momento, rivide uno scorcio della sua infanzia: il contadino, chiamato Natale, che in un piovoso giorno di settembre tagliava la lana ad una pecora mentre la nebbia saliva fino a ricoprire il piccolo paese di Bertinoro: "Mentre mi tagliavano i capelli, mi sentivo come un agnello cui tagliano la lana e pregavo il Signore che mi facesse forte e piccola. Il Signore, mamma, vuole da noi grandi cose. Ho sofferto tanto e ho domandato al Signore di essere una pecorella nelle sue mani".

Come complicazione dell’intervento la metà sinistra del volto rimase paralizzata e fu necessario un secondo intervento. Benedetta è costretta ad interrompere momentaneamente gli studi.

Accenna a questa operazione in una lettera a Maria Grazia, amica carissima: "In occasione dell’operazione mi tagliarono i capelli a zero ed ora la mia testa assomiglia molto ad una spazzola per abiti... Ti confesso che a volte mi sento terribilmente depressa... Inoltre in seguito all'intervento, mi si e' paralizzato il facciale sinistro, sono semiparalizzata al viso; devo fare una plastica, ahime'! In tanto in attesa di tempi migliori (ma verranno?) sono costretta a interrompere gli studi: cosa mi costi, lo sa il cielo! Beh, pazienza, l’importante e' conservare la serenità ".

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