La vita

1958

Agosto: riprende un poco a studiare e si mette anche a lavorare presso lo stabilimento termale di Sirmione, come assistente di laboratorio.

E' tale la sua forza di volontà che in autunno riesce a sostenere con esito positivo gli esami di patologia medica e patologia chirurgica. Decide di riprendere gli studi, pur consapevole delle difficoltà che incontrerà nell’affrontare le "cliniche". Eppure "sapeva", tanto che un giorno, tornando vittoriosa ma disfatta da un esame, confida alla madre: "Si, mamma, anche questo e' andato bene, ma a che serve?... tra poco...". Dopo breve, infatti, la neurofibromatosi si sarebbe manifestata in tutta la tragicità del suo rarissimo quadro. (Benedetta a 21 anni)

Nel dicembre la situazione scolastica e' diventata ormai insostenibile, data la totale sordità; in un primo tempo sembra anzi che le venga negato il permesso di proseguire gli studi. Le si consiglia di passare a Biologia, ma dopo molte esitazioni si iscrive di nuovo a Medicina. Dopo l’ultima operazione soffre di disturbi dell’equilibrio, e deve appoggiarsi al bastone.

1959

29 o 23 giugno: Benedetta sostiene, con esito negativo, l'ultimo esame (Igiene). Non drammatizza neppure questo: "...il professore e' un pignolo che parte in curva per niente... beh, lo ridarò !".

7 agosto: è operata inutilmente al midollo spinale. Da questo momento rimarrà totalmente paralizzata agli arti inferiori, costretta dapprima su di una poltrona, poi a letto per oltre quattro anni. A poco a poco perde il gusto, il tatto, l’odorato.
In questi anni dolorosi Maria Grazia le è accanto, sempre; silenziosamente l'aiuta.

Benedetta le confida le sue fatiche di ogni giorno e la gioia segreta di certi istanti: "ho molte tentazioni sempre e tu prega per me. Se dirò delle cose a vuoto, domandaGli per me di farmi tacere. Mi accade di trovarmi a volte a terra, sotto il peso di una croce pesante. Allora Lo chiamo con amore, ai suoi piedi e Lui dolcemente mi fa posare la testa sul suo grembo. Capisci, Maria Grazia? Conosci tu la dolcezza di questi istanti?"

Tramite Maria Grazia, Nicoletta entra nella sfera degli amici di Benedetta e le sarà di grande aiuto spirituale.

Tanti altri amici approderanno a questa riva in una pienezza di comunione che farà della sua stanza un "crocevia di vite". "Si andava in compagnia a trovarla. Il suo non era più un letto; al di là di ogni evidenza Benedetta ci faceva dimenticare di essere presso una persona ammalata. Tutto il giorno, a turno, comunicavamo con lei; c'erano momenti in cui si rideva, sì, si cantava insieme, si recitava nona e vespro". (Dalla testimonianza di Paola). Gli amici le sono accanto nella sua grande spirituale avventura. Benedetta li ama tutti teneramente, profondamente, e insieme formano una cosa sola. Quando non possono andare a trovarla, giungono a lei, come un dono divino, le loro lettere.

"Cara Nicoletta, grazie della tua lettera. Mentre me la leggevano io pensavo mi fosse giunta una grazia e che tale gioia mi fosse scesa dal cielo... Dice S. Agostino. Ti ho gustato ed ora ho fame e sete di te; mi hai toccato ed ora ardo dal desiderio della tua pace".

Di questa sete e di questa fame sono brucianti le lettere che faticosamente Benedetta scrive agli amici e ai familiari:
"... quanto a me, faccio la vita di sempre, pure a me sembra così completa... è però vero che la vita in se e per se mi sembra un miracolo, e vorrei poter innalzare un inno di lode a Chi me l’ha data ... Certe volte mi chiedo se non sia io una di quelle cui molto e' stato dato e molto sarà chiesto..." (A Pasqua con la famiglia)

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