La vita

1962

Nel maggio Benedetta parte, la prima volta, per Lourdes, col treno-ospedale dell’Unitalsi. E' grande il suo abbandono in Dio, anche se ha ancora un progetto tutto suo: "Desidero guarire per farmi suora. Ho fatto voto.. " Al ritorno scrive: "Sono andata a chiedere la guarigione, ma il criterio di Dio supera il nostro ed Egli agisce sempre per il nostro bene". (foto)

Accanto a lei, davanti alla Grotta, una giovane donna paralizzata giace in barella: e' Maria D.B. Si dispera e piange. Benedetta la consola, poi le prende una mano e la stringe fra le sue, congiunte come in un’unica preghiera: "La Madonnina e' lì, la Madonna ti guarda. Maria! Diglielo alla Madonnina che ti aiuti", e si raccoglie in un profondo silenzio. Di lì a poco si vede Maria scendere dalla barella e camminare. Al ritorno Benedetta scrive:
"Nel nostro pellegrinaggio abbiamo avuto una miracolata: che emozione e che gioia! La misericordia di Dio è senza limiti".

Benedetta riprende il suo faticoso salire, nella spoliazione sempre più grande di se: "...a Lourdes avevo una forte aridità, ma ne sono tornata con tanta fede e umiltà. Ci vuole umiltà, cioè riconoscersi poveri, per chiedere e per riconoscere la verità..."

Il 15ottobre è ricoverata all’Ospedale di Desenzano, per ascessi multipli dentari, e sottoposta a numerose asportazioni. Ha ormai perso il gusto, l'olfatto e solo la mano destra conserva la sensibilità tattile. In ospedale abbraccia l'ultima volta l’amica Nicoletta, che parte in missione per il Brasile.

1963

11 febbraio. Benedetta è ricoverata presso la clinica “Città di Milano”, essendosi manifestata una iniziale perdita visiva.

Il 21 febbraio è operata alla testa, e poi dimessa. L'intervento sembra riuscito. Ma pochi giorni dopo dovrà tornare in clinica.

27 febbraio, Clinica “Citta' di Milano”. Benedetta è operata alla testa, per l’ultima volta, con esito infausto. Ha paura. Maria Grazia le scrive le parole di Bernanos dal Diario di un curato di campagna, modificando lievemente il testo perchè non comprenda che il curato allude alla propria morte: "Se avrò paura, dirò senza vergogna - Ho paura - e il Signore saprà rassicurarmi". Benedetta legge, e ripete queste parole a mezza voce, in completo abbandono, e ringrazia l’amica con straordinaria dolcezza.

28 febbraio 1963. E' il giorno più tragico e forse il più grande nella vita di Benedetta. Diventa cieca. Il viaggio nel mistero di Dio è ormai compiuto. Seguono ore disperate: "...stava molto male; respirare le era penoso. Si agitava mentre le applicavano le fleboclisi, dolorose, nelle vene del dorso della mano sinistra. Usando l'altra sua mano, che le avevano lasciata libera, si cercava di "parlarle" per spiegarle di stare ferma. Con disperazione tentavamo, per la prima volta, di provare a "parlare" a lei, sorda e cieca, con l’alfabeto muto che conosceva, atteggiando le dita della sua mano a formare le singole lettere convenzionali. Ma non era ancora abituata a questo esercizio di eroica pazienza. Era disperata e ci respinse. Poi, quasi d’improvviso, l'invade una gran pace. La cecità, che fino al giorno prima era per lei un’ipotesi terrorizzante, ora e' una realtà, un fatto, e Benedetta l’accetta, come espressione della volontà di Dio".. (dalla testimonianza di M. Grazia)

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