La vita

Il venerdì 1 marzo riceve l’unzione dei malati: nei giorni successivi, però, migliora e si riprende. Il giorno 11 marzo lascia la clinica e viene riportata a Sirmione.

Sorda, totalmente paralizzata, cieca, Benedetta comunica con gli altri attraverso quel fil di voce che le è rimasto e gli altri le "parlano" piegando le dita della sua mano destra e premendogliele sul corpo e sul volto secondo un alfabeto muto convenzionale. In questo modo le sono trasmesse le lettere degli amici, le pagine dei libri, le notizie del mondo, i pensieri di tutti. Una mano e un fil di voce, unici ponti col mondo.

Una difficile serenità si riflette nelle lettere che Benedetta detta alla mamma per gli amici:
A Franci: "... Nella tristezza della mia sordità, e nella più buia delle mie solitudini, ho cercato con la volontà di essere serena per far fiorire il mio dolore; e cerco con la volontà umile di riuscire ad essere come Lui vuole: piccola, piccola, come mi sento sinceramente quando riesco a vedere la Sua interminabile grandezza nella notte buia dei miei faticosi giorni".

Intanto, sopraggiunta l'estate, Benedetta è trasportata a Lourdes (24 – 30 giugno), per il suo secondo ed estremo pellegrinaggio: "...vado ad attingere forza dalla Mamma celeste, poiché non so abituarmi come vorrei a vivere felicemente nel buio, nell’attesa di una luce più viva e più calda del sole".
Il miracolo di Lourdes è la scoperta della sua autentica vocazione alla croce: "...ed io mi sono accorta più che mai della ricchezza del mio stato e non desidero altro che conservarlo. E' stato questo per me il miracolo di Lourdes, quest’anno".

Chiusa in un deserto sconfinato, Benedetta canta la gioia di vivere e ringrazia senza fine il Signore per il meraviglioso dono della vita.
Spesso ripete questo canto negro:


A volte mi sento come un bimbo senza mamma
a volte mi sento come un’aquila nell'aria.
Una mattina luminosa e bella
deporrò il mio fardello, distenderò le ali e fenderò l’aria,
potrete seppellirmi all’est
potrete seppellirmi all’ovest
ma quella mattina
gli angeli apriranno le grandi ali
e io udrò le sante trombe suonare.

Poi venne l’ultima estate.
Le voci del lago, lo splendore e il profumo dei fiori sono ormai l'eco di un sogno. Nel paesaggio di tenebra, Benedetta ricerca il suo Dio: "...i giorni passano nell'attesa di Lui che io amo nell'aria, nel sole che non vedo più, ma che sento ugualmente nel suo calore quando entra attraverso la finestra a scaldarmi le mani, nella pioggia che scende dal cielo a lavare la terra..."

Il 17 agosto vede la “luce”.

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