La vita

1964

Sirmione, mattino 23 gennaio 1964, giorno dello sposalizio della Vergine. Benedetta chiede alla madre di "leggerle" la pagina conclusiva, ove è l’atto di offerta, de “La storia di un’anima” di S.Teresa di Lisieux. La madre le é accanto e per parlarle le muove lentamente la mano perché Benedetta appare molto stanca. Un uccellino si posa sulla finestra; la mamma lo comunica a Benedetta che, priva da vari mesi anche della voce ridotta a penoso balbettio, intona una vecchia canzone: "Rondinella pellegrina". La sua voce limpida e nuova stupisce i presenti. Emilia, l’infermiera, piena di commozione esclama: "Signora, non sente, questa é una voce che viene dal cielo. Benedetta muore!".
Sono gli ultimi istanti della sua vita terrena.
Una rosa bianca fiorisce fuori stagione nel giardino. Nell'apprenderlo dalla madre, Benedetta le dice, forse ricordando la visione comunicata all'amica Giuliana: "E' un dolce segno.. ". Aveva tante volte ripetuto: "Per coloro che credono, tutto é segno".
Poi chiede alla mamma di "trasmetterle" l'ultima lettera di Lucio che, citando S.Paolo, le parla del trionfo della croce. Ricorda anche lo studente di medicina che in un'amara lettera pubblicata su "Epoca" si professava incapace di amare e perciò di credere: "Mamma,...Epoca ... muoio ... digli ... gli voglio bene".
E in un sussurro appena percettibile: "... Mamma... ricordi la leggenda?...".La madre non capisce e tace pensosa. Solo alcuni giorni dopo le tornerà alla mente la leggenda di Tagore, " Il mendicante e il re".

"Ero andato mendicando di uscio in uscio lungo il sentiero del villaggio, quando, nella lontananza, apparve il tuo aureo cocchio come un segno meraviglioso; io mi domandai: Chi sarà questo Re di tutti i re?
Crebbero le mie speranze e pensai che i miei giorni tristi sarebbero finiti; stetti ad attendere che l’elemosina mi fosse data senza che la chiedessi, e che le ricchezze venissero sparse ovunque nella polvere.
Il cocchio mi si fermò accanto. Il tuo sguardo cadde su di me e scendesti con un sorriso. Sentivo che era giunto alfine il momento supremo della mia vita. Ma Tu, ad un tratto, mi stendesti la mano dritta dicendomi: - Cosa hai da darmi?- Ah!, qual gesto regale fu quello di stendere la tua palma per chiedere a un povero! Confuso ed esitante tirai fuori lentamente dalla mia bisaccia un acino di grano e te lo diedi.
Ma qual non fu la mia sorpresa quando, sul finir del giorno, vuotai per terra la mia bisaccia e trovai nello scarso mucchietto un granellino d’oro!
Piansi amaramente di non aver avuto il cuore di darti tutto quello che possedevo".

(Rabindranath Tagore)

Benedetta aveva dato tutto.
L'ultima sua parola fu "Grazie". Si spense alle 10.40, giovedì.

Il 24 gennaio è provvisoriamente trasportata al cimitero di Sirmione, le "Colombare", e il 25 in mattinata Benedetta è trasportata a Dovadola e seppellita nel cimitero di quel paese, verso le ore sedici del pomeriggio.

1969

Il 22 marzo, alle ore 16, si compie la traslazione della salma di Benedetta dal Cimitero alla Chiesa della Badia in Dovadola (Forlì).

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