a Maria Grazia, 1 giugno 1963

Sirmione, 1 giugno 1963 

Cara Maria Grazia,

ti sono molto grata dei libri, e di piu', per la lettera in cui mi hai interpretato il Vangelo con tanta luce: grazie. Sono stata felice per un attimo, perche' lungo la giornata temo sempre l'abbandono del Padre. 

Eppure e' così bello ricordare quando gli Apostoli ebbero timore e non avevano riconosciuto Gesu' che camminava sulle acque: "Di che temete? Sono Io!". Appunto: "Sono Io". Tu mi aiuti, Maria Grazia, e mi succede ogni tanto di voler dalla mamma farmi rileggere la tua lettera. E sogno. Mi pare di essere ritornata piccina piccina seduta al primo banco di scuola, al mio posto, attenta, bevendomi tutto quello che la mia prima maestra, suor Alberta, mi dettava. Come vorrei ricordarmi tutto dei suoi insegnamenti! Alla sera, a casa li ripetevo ai miei fratellini e volevo che loro scrivessero, perche' io, come suor Alberta, volevo dettare! E ora, nel mio buio, cerco di ricordarmi la chiave di tutti quei tesori che ci dava. Mi diceva che le parole del Vangelo erano grandi, preziose per tutti, e che lì c'e' tutto l’insegnamento della vita! Diceva che la vita e' una passerella: un piccolo ponte traballante e pericoloso per chi salta sfrenatamente, ma sicuramente felice se riusciamo ad aspettare con amore le prove e le bufere della vita. Diceva che il tempo scorre velocemente. 

E’ qui che mi fermo, perche' molte volte mi sembra invece eternamente lungo. E non e' vero, Maria Grazia, queste sono tentazioni: ecco perche' non amo piu' rimanere sola con me stessa. 

Sono brutte le tenebre, eppure io so di non essere sola: nel mio silenzio, nel mio deserto, mentre cammino, Lui e' qui: mi sorride, mi precede; mi incoraggia a portare a Lui qualche piccola briciola d’amore. 

C'e' qui la lettera della Nicoletta da farti leggere quando verrai - spero presto. Ora ti ringrazio ancora; ciao, buon lavoro, vieni presto.

Benedetta

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