a Maria Grazia, 25 ottobre 1963

Sirmione, 25 ottobre 1963

Carissima,

ti devo dire che non avevo proprio immaginato nulla di te, M. Grazia. Tu mi hai rivelato il tuo stato d'animo mentre sentivo che tu, stranamente, mi scivolavi via dalla mano. Ti sono grata della tua lettera e ti confesso che sono veramente cosi piccola da non possedere ne' parole giuste ne' quelle che tu, forse, vorresti che io ti dicessi. Ma ho fiducia in Lui. Lui, che e' la mia fede, mi ispirera' le parole migliori che aiuteranno te a ritrovarti...

Non turbarti: prega. E credi: sempre. Il Signore compira' per te il miracolo. Attendi. Sappi attendere [...]. Dice S. Paolo: "Il Signore corregge chi ama, e adopera la sferza con ogni figliolo che riconosce per Suo". E ti voglio dire anche: "Tutto fu bene, anche il male".

Vieni quando potrai. Ti aspetto. Io sto bene. Di morale, molto bene.

Maria Grazia, non amiamo tutta la vita senza conoscere l'Amore. Non aspettiamo gli ultimi giorni per incontrarLo, corriamo come tanti pulcini per essere protetti dalle Sue ali.

In questo momento rido. Che ridere! Io e tu dovevamo essere medici. Che ridere, M. Grazia. Ma non avremo studiato invano se riusciremo a guarire anche un'anima sola.

Salutami tutti. Guarisci; puoi, se lo vuoi.  
Buon lavoro, ciao.

Benedetta

Informazioni aggiuntive