a Maria Grazia, 17 dicembre 1963

Sirmione, 17 dicembre 1963

Cara Maria Grazia,

ti ringrazio molto della tua telefonata di sabato; sono proprio contenta di sapere che tuo padre e' piu' sereno: si vede proprio che il Signore l'ha confortato. Questa, del resto, era la cosa cui tu ed io tendevamo.

Io penso che il Natale, quasi sicuramente, lo faro' qui. A Milano verro' dopo, se il babbo mi ci portera' con la macchina e se le strade saranno praticabili. Ma io non desidero nulla: solo quello che Dio vorra' da me. Mi pare di essere desiderata e contesa. Che ridere, Maria Grazia! Povera me, che ridere! La Paolina mi scrive e anche lei mi aspetta. Giuliana viene spesso e si e' rammaricata di non aver saputo che ti e' morta la nonna. Sabato e' stato qui Corrado; abbiamo chiacchierato così a lungo! Lo sai, vero, che mi e' tanto caro? […] Ha detto che il suo prete, nell'ardore del discorso, era perfino salito su una sedia. Come avrei voluto vederlo nell'estasi di un colloquio fra Dio e le sue pecorelle! Tutti, quando parliamo di Lui, dovremmo salire e col corpo e nell'anima: salire!

Io sto bene; e Dio che mi ama mi manda tante frasi di conforto e di amore. Adesso io cammino per la strada che conduce a Betlemme: alla stalla dove il Bimbo nasce, "mistero d'amore e di dolore".

Ciao, Maria Grazia, auguri per il santo Natale a tutti i tuoi, auguri molti a te, auguri cristiani a tutti.

Benedetta

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