a Paola, 2 dicembre 1963

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Sirmione, 2 dicembre 1963

Cara Paola,

il pensiero che mi hai dato nella tua lettera, "non temere, perche' io t'ho redento e t'ho chiamato per nome: tu sei mio (Is. 43)" mentre la mamma me lo trasmetteva, la mia emozione era così grande, che mi e' mancato per un attimo il respiro. Ho avuto la sensazione che il Signore mi parlasse davvero, tramite tuo, con le Sue frasi dal sapore di vita eterna. Grazie, Paola. Stai certa che le mie preghiere sono anche per tutti voi e non dimentico Lucio, mai. Ieri erano qui Roberto e la Maria Grazia.

Roberto non sta male. A sua insaputa nel suo cuore penetra adagio adagio qualcosa di nuovo. Mentre mi domandava di scrivergli, io nell’attimo stesso pensavo che la mia corrispondenza per lui doveva essere piu' frequente. Mi ha parlato poi di te. Mi ha detto che tu le cose le prendi con troppa serieta'. Sì, Paola. Ma la tua serieta' sia piena di allegria. Il Signore ama chi soprattutto dona con gioia: con fatica, ma con gioia. Anche coi tuoi monelli: pazienza, fortezza, amore. Queste sono le cose che vincono il mondo. Ciao, Paola, vieni presto, se puoi.

Benedetta