a Sofia, 19 settembre 1963

Sirmione, 19 settembre 1963

Cara Sofia,

grazie della lettera che mi hai mandata. Anch'io ho sentito la tua mancanza, anzi quando qualcuno si allontana, salutandomi, provo una sofferenza al cuore perche' e' una creatura di Dio che mi dice "parto".

E partire e' un po' morire. Ma io so che bisogna vivere per condividere la morte degli altri e so soprattutto che bisogna morire per aiutare gli altri a vivere. Se il chicco caduto in terra non muore, non dara' pane e pace.

Io, Sofia, desidero solo che si compia cio' che Dio vuole da me, perche' tutto e' grazia, tutto e' bene, tutto va a gloria di Dio. Sono serena, sto bene. Ma se verra' la paura, diro' senza vergogna:  "Signore ho paura delle tenebre". E Lui: "Non temete, Io ho vinto il mondo". Perfino la Vergine ebbe paura all'annuncio dell'Angelo. Il Consolatore verra' e un attimo prima della morte ci tendera' la mano. "Chi semina nel pianto raccogliera' cantando".

Non soccombiamo, dobbiamo non essere sopraffatti dal dubbio, mai, mai. E se per un attimo così fosse ... Lui ci guardera' e ci sapra' con amore risuscitare dal sepolcro, come Lazzaro. Santo santo e' il Dio degli eserciti. Non temete.

Parlando a te, Sofia, parlo anche all'Aura che mi è dispiaciuto non sentire vicino a te quando fosti qua.

Ricordami a lei, alla mamma, alla zia Adelina e alla zia Elena. Vi abbraccio con tenerezza augurando a tutti buon lavoro.

Benedetta

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