Gli amici

Grazie per quello che sei, grazie per tutto quello che ci dai.

[Milano] Natale 1961
…forse che fine della vita è vivere?
Forse che i figli di Dio resteranno
con fermi piedi su questa miserabile terra?
Non vivere, ma morire,
e non digrossar la Croce, ma SALIRVI,
e dare in letizia ciò che abbiamo.
Qui sta la gioia, la grazia,
la giovinezza eterna!
…………………………………………….
E che vale la vita se non per essere data?
E perché tormentarsi tanto
quando è così semplice obbedire?………….

Cara Benedetta,
tu mi hai insegnato queste cose e io so che non basta ringraziarti: voglio solo assicurarti che cercherò sempre di fare anche io così. Grazie per quello che sei, grazie per tutto quello che ci dai, anche se non ne conosco la profondità. Io sento che mi sei straordinariamente vicina e che mi aiuti.
Grazie perché hai preso il lavoro più faticoso nella Chiesa, e lo fai con tanta serenità. Continua a pregare e ad offrire per tutti perché tutta l’umanità è tanto povera e affamata, perché tutti si accorgano di avere fame di Dio e lo cerchino. Ce n’è tanto bisogno, che occorre molta fede per non farsi prendere dallo sgomento. Bisogna chiedere anche la fede. Io da parte mia pregherò perché il tuo lavoro non ti stanchi mai e perché tu trovi tutta la gioia che Dio ha messo in serbo per te, già da prima che tu fossi, e perché tu non ti senta mai sola sulla Croce. Grazie di tutto: non mi rispondere, perché ti fa troppa fatica e io sento benissimo lo stesso che tu mi rispondi sempre. Buon Natale
ti abbraccio
Nicoletta
P.S. Prima di partire per il Brasile (primavera circa) vengo di certo a salutarti


Segno di Dio (14.8.1962)

Cara Benedetta,
mi chiedi scusa perché scrivi poco e allora io cosa dovrei fare? In questo momento sono in Sardegna con i miei: hanno cercato di riunirsi tutti per farmi passare dieci giorni di vacanza come quando eravamo piccoli: ma ora è difficile riunirsi tutti come allora e mancano due fratelli e molti cugini. Ma è bello lo stesso e mi chiedo perché a me Dio dia tanto e ad altri niente. Ma tutto deve finire perché ci sia la Resurrezione autentica di tutto quello che amiamo.
La giustizia di Dio è un mistero terribile, Benedetta, e noi non potremo mai capirla. La consapevolezza che Dio è giusto non ci può confortare sensibilmente, perché ci sentiamo peccatori e colmi di sofferenza: è una certezza che ci penetra dentro come una lama affilata. Eppure è la sua giustizia che ha «inventato» la Croce: l’infinito mare di dolore di Uno solo, che arriva a bagnare, a rinfrescare gli scogli di tutto il male umano, di ciascun male umano.
Vedi Benedetta, non devi aspettarti di sentire il gusto di Dio, o fervore di preghiera, o presenza di Dio: Dio sceglie il deserto per i suoi profeti. Devi invece fidarti di quello che gli altri dicono di udire da te, anche se a te sembra che gli altri non ti conoscano. Dio fa così con i profeti (e a ognuno di noi ha dato una profezia da dire agli altri: ma ad alcuni in modo particolare ha dato questo compito). Lui fa così: fa dire loro cose adatte a dare evidenza, forza e consolazione agli altri, ma non a loro stessi. Di qui la sensazione di deserto, di lontananza di Dio proprio quando sembra agli altri che essi siano tutti carichi della presenza di Dio.
Finché non saremo nell’eternità, la presenza di Dio sarà questo paradosso doloroso di certezza e di sete, di profezia e deserto, di presenza invisibile. Per questo io ti dico che nella situazione in cui sei tu, devi cercare un indice, un «termometro» dei tuoi rapporti con Dio, più in quello che coloro che ti stanno attorno dicono di trovare, che non è quello che tu stessa riesci a trovare cercando in te.
Bisogna accettare con semplicità il mistero di Dio che opera in noi e attraverso di noi, nonostante noi stessi. Io ti voglio bene proprio per come sei, non ti vorrei affatto diversa, ma solo più felice, ma so che per questo basta solo la pazienza di una vita e che poi «la vostra gioia nessuno ve la potrà rapire».
Ti voglio bene anche per la chiarezza con cui mi mostri Cristo in Croce, come unico senso della vita. senza prediche, ma per quello che sei, che ti è stato dato di essere. Tutti gli altri, a stare bene attenti, sono anche loro un segno di Dio, ma nessuno in modo così essenziale, così duro, così semplice e così dolce come te. Dio ti ha dato una [xx] parte [xx] così grossa nel messaggio della Croce, che ogni volta che ti scrivo mi sembra di prenderti in giro…davvero sai? Oh Benedetta, se io potessi darti solo una minima parte di quello che tu dai a me.
Devi crederlo: nessuno può capire da sé a che punto è con Dio. Non c’è come l’avvicinarsi a Dio per avere l’evidenza della propria lontananza da Dio….e allora bisogna fidarsi di ciò che gli altri trovano in noi e se loro ci trovano più buoni di quanto noi non ci troviamo, sforzarsi di essere fedeli a quella immagine che loro si fanno di noi.
Questo è il rapporto d’amore che ci fa crescere a vicenda, perché l’amore indovina e pretende la parte migliore di noi e non bisogna deluderlo. Ora pregherò per te, perché il «Dio della pace e di ogni consolazione» ti faccia un po’ di compagnia. Benedetta ti voglio bene ed è strano come, senza mai venire a trovarti, la partenza per il Brasile mi sembra un po’ anche una partenza da te: dunque eravamo così vicine? Dunque lo saremo ancora nello stesso modo!!
Che mistero di amore è la Croce: chiediamo insieme un po’ di pace per Cristo in Croce, vuoi? Anche la pace è un dono e dobbiamo chiederla. Ti abbraccio.
Nicoletta

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