Gli amici

  • Stampa

Potrai illuminare le tenebre degli altri

Cara Benedetta,
(tutte le sere, per un motivo o per l’altro, esco di casa, e durante la giornata spesso non trovo il tempo sufficiente per raccogliermi e scriverti, anche se ti penso continuamente. Ho deciso che ti scriverò poche righe per volta, ma spesso: spero di non stancarti) Domenica ero colma di vuoto e di solitudine: in casa non c’era nessuno: così ho acceso la radio, distrattamente. E di colpo è scoppiata «la tempesta» dalla «Pastorale» di Beethoven. Mi sono accorta di colpo che il sole entrava a fiotti dalla finestra Ero libera! Così libera! La rivelazione penso che sarà così: improvvisa e folgorante, come mugghio di acque dietro una diga E conosceremo la Verità, e saremo liberi E ho pensato una cosa ancora più bella: Beethoven era già sordo quando scrisse tutte le sue opere più alte: quindi le scrisse esclusivamente per gli altri E alla fine della lunga sofferenza compone la «gioia» della 9a sinfonia. La sua sordità non gli aveva impedito di esprimere se stesso, anzi, di «comunicare» se stesso agli altri, come un’ostia paziente. Veramente io credo che non esista ostacolo all’onnipotenza di Dio; se siamo docili ai Suoi disegni Egli abiterà in noi e sarà il Suo Spirito a «intercedere per noi con gemiti ineffabili» e allora veramente giungeremo alla pienezza e riusciremo ad esprimerci senza voce e senza parole Allora veramente riusciremo a comunicare con gli altri, e le dighe che ci separano saranno spezzate.
È difficile spiegarti quello che ho intuito a tuo riguardo: se tu sarai docile nelle mani di Dio diventerai misteriosamente fertile e potrai illuminare le tenebre degli altri, anche se non vedi la luce, e gli darai testimonianza senza bisogno di agire o di parlare, perché Lui agirà e parlerà in te.
A presto
Baci, anche alla mamma
Maria Grazia
PS. Grazie di tutto

Sei il volto stesso della speranza

9 Ottobre 1963
Carissima Benedetta,
mi chiedevo con che parole potrei osare raggiungerti per rimanerti accanto nella sofferenza.
Ma non ho parole degne della tua sofferenza.
Sono troppo povera per poterti offrire qualcosa: non ho da darti che il mio cuore, che non sa ancora pregare, ma che già desidera di pregare, perché tu mi hai dato questo desiderio. Io non sarò mai più sola con la paura, perché tu mi hai insegnato il valore della preghiera. Tu sei stata per me la strada: mi hai dato la testimonianza di Lui. A quelli che mi parlavano di Lui non ho creduto. Ma a Te, che hai sofferto e soffri insieme con Lui, io non posso non credere. Hai vinto.
Io ormai credo, con tutto il mio essere e non mi sento più disperata e impotente nemmeno per quanto riguarda gli altri: tutti gli altri, e in particolare quelli che amo, quelli cui ho fatto del male. Credo nella Comunione dei Santi e nella vita eterna. La Nicoletta partirà (non subito: faremo a tempo a venirti a trovare due o tre volte prima che parta); e noi saremo con lei. Sandro non rivedrà la luce; ma tu preghi per lui, e soffri per lui, e tiene per mano anche me Nessuno di noi è solo, ma siamo tutti insieme nella Carità, una cosa sola con gli altri Io credo nella speranza, adesso.
Era solo questo che volevo dirti: il Signore non poteva darti una vita più bella, più ricca. Sei importante per me; sei la cosa più bella e più cara che io abbia.
Sei il volto stesso della speranza. Ti voglio tanto bene: sei accanto a me in ogni ora perché non potrò più separarmi da te: ti porto in me come una fiamma e come un segno. Possa Dio Onnipotente darti la Gioia. Ci rivedremo presto, anche solo per una scappatina: il tempo che basta per dire Compieta insieme.
Vorrei fare qualcosa per Te, darti testimonianza: potrai chiedermi qualunque cosa, quando ci rivedremo. (spero presto)
Ricordami ai Tuoi
Con tutto l’affetto
Maria Grazia


Grazie per quello che sei, grazie per tutto quello che ci dai.

[Milano] Natale 1961
…forse che fine della vita è vivere?
Forse che i figli di Dio resteranno
con fermi piedi su questa miserabile terra?
Non vivere, ma morire,
e non digrossar la Croce, ma SALIRVI,
e dare in letizia ciò che abbiamo.
Qui sta la gioia, la grazia,
la giovinezza eterna!
…………………………………………….
E che vale la vita se non per essere data?
E perché tormentarsi tanto
quando è così semplice obbedire?………….

Cara Benedetta,
tu mi hai insegnato queste cose e io so che non basta ringraziarti: voglio solo assicurarti che cercherò sempre di fare anche io così. Grazie per quello che sei, grazie per tutto quello che ci dai, anche se non ne conosco la profondità. Io sento che mi sei straordinariamente vicina e che mi aiuti.
Grazie perché hai preso il lavoro più faticoso nella Chiesa, e lo fai con tanta serenità. Continua a pregare e ad offrire per tutti perché tutta l’umanità è tanto povera e affamata, perché tutti si accorgano di avere fame di Dio e lo cerchino. Ce n’è tanto bisogno, che occorre molta fede per non farsi prendere dallo sgomento. Bisogna chiedere anche la fede. Io da parte mia pregherò perché il tuo lavoro non ti stanchi mai e perché tu trovi tutta la gioia che Dio ha messo in serbo per te, già da prima che tu fossi, e perché tu non ti senta mai sola sulla Croce. Grazie di tutto: non mi rispondere, perché ti fa troppa fatica e io sento benissimo lo stesso che tu mi rispondi sempre. Buon Natale
ti abbraccio
Nicoletta
P.S. Prima di partire per il Brasile (primavera circa) vengo di certo a salutarti


Segno di Dio (14.8.1962)

Cara Benedetta,
mi chiedi scusa perché scrivi poco e allora io cosa dovrei fare? In questo momento sono in Sardegna con i miei: hanno cercato di riunirsi tutti per farmi passare dieci giorni di vacanza come quando eravamo piccoli: ma ora è difficile riunirsi tutti come allora e mancano due fratelli e molti cugini. Ma è bello lo stesso e mi chiedo perché a me Dio dia tanto e ad altri niente. Ma tutto deve finire perché ci sia la Resurrezione autentica di tutto quello che amiamo.
La giustizia di Dio è un mistero terribile, Benedetta, e noi non potremo mai capirla. La consapevolezza che Dio è giusto non ci può confortare sensibilmente, perché ci sentiamo peccatori e colmi di sofferenza: è una certezza che ci penetra dentro come una lama affilata. Eppure è la sua giustizia che ha «inventato» la Croce: l’infinito mare di dolore di Uno solo, che arriva a bagnare, a rinfrescare gli scogli di tutto il male umano, di ciascun male umano.
Vedi Benedetta, non devi aspettarti di sentire il gusto di Dio, o fervore di preghiera, o presenza di Dio: Dio sceglie il deserto per i suoi profeti. Devi invece fidarti di quello che gli altri dicono di udire da te, anche se a te sembra che gli altri non ti conoscano. Dio fa così con i profeti (e a ognuno di noi ha dato una profezia da dire agli altri: ma ad alcuni in modo particolare ha dato questo compito). Lui fa così: fa dire loro cose adatte a dare evidenza, forza e consolazione agli altri, ma non a loro stessi. Di qui la sensazione di deserto, di lontananza di Dio proprio quando sembra agli altri che essi siano tutti carichi della presenza di Dio.
Finché non saremo nell’eternità, la presenza di Dio sarà questo paradosso doloroso di certezza e di sete, di profezia e deserto, di presenza invisibile. Per questo io ti dico che nella situazione in cui sei tu, devi cercare un indice, un «termometro» dei tuoi rapporti con Dio, più in quello che coloro che ti stanno attorno dicono di trovare, che non è quello che tu stessa riesci a trovare cercando in te.
Bisogna accettare con semplicità il mistero di Dio che opera in noi e attraverso di noi, nonostante noi stessi. Io ti voglio bene proprio per come sei, non ti vorrei affatto diversa, ma solo più felice, ma so che per questo basta solo la pazienza di una vita e che poi «la vostra gioia nessuno ve la potrà rapire».
Ti voglio bene anche per la chiarezza con cui mi mostri Cristo in Croce, come unico senso della vita. senza prediche, ma per quello che sei, che ti è stato dato di essere. Tutti gli altri, a stare bene attenti, sono anche loro un segno di Dio, ma nessuno in modo così essenziale, così duro, così semplice e così dolce come te. Dio ti ha dato una [xx] parte [xx] così grossa nel messaggio della Croce, che ogni volta che ti scrivo mi sembra di prenderti in giro…davvero sai? Oh Benedetta, se io potessi darti solo una minima parte di quello che tu dai a me.
Devi crederlo: nessuno può capire da sé a che punto è con Dio. Non c’è come l’avvicinarsi a Dio per avere l’evidenza della propria lontananza da Dio….e allora bisogna fidarsi di ciò che gli altri trovano in noi e se loro ci trovano più buoni di quanto noi non ci troviamo, sforzarsi di essere fedeli a quella immagine che loro si fanno di noi.
Questo è il rapporto d’amore che ci fa crescere a vicenda, perché l’amore indovina e pretende la parte migliore di noi e non bisogna deluderlo. Ora pregherò per te, perché il «Dio della pace e di ogni consolazione» ti faccia un po’ di compagnia. Benedetta ti voglio bene ed è strano come, senza mai venire a trovarti, la partenza per il Brasile mi sembra un po’ anche una partenza da te: dunque eravamo così vicine? Dunque lo saremo ancora nello stesso modo!!
Che mistero di amore è la Croce: chiediamo insieme un po’ di pace per Cristo in Croce, vuoi? Anche la pace è un dono e dobbiamo chiederla. Ti abbraccio.
Nicoletta


Io credo che il Signore sia contento di te

Io credo che il Signore sia contento di te

[Milano 6-7/-1963]
Benedetta carissima,
vorrei tanto saperti aiutare: quando ho letto la tua lettera mi sono sentita piena di incapacità, allora ho cercato là dove trovo ogni risposta, nella liturgia: ho letto l’ufficio divino della settimana santa: è di un’enorme tristezza, ci si trova proprio messi di fronte al dolore, nella sua essenza: il dolore di Cristo nella sua agonia e nella sua morte.
Leggendo quei brani ho ritrovato lo stesso dolore e le stesse invocazioni che sentito nella tua lettera. Anche Gesù, nei momenti della vera croce, era sfinito, non ce la faceva più: anzi è proprio quello la croce: leggendo certi brani si ha l’impressione di uno sfinimento totale, di un annientamento, di una agonia del cuore, di una morte molto più dura e lacerante di dentro che di fuori. La vera croce è questa, quando non abbiamo più nulla di nostro, niente, anche quel briciolo di generosità che ci farebbe sentire ricchi di qualcosa nei suoi confronti, neanche un po’ di forza per confidare in essa: la croce è quando siamo spogli di tutto, e siamo davvero noi stessi, poveri, poverissimi, con le mani vuote, con tante tentazioni dentro; e l’unica cosa nostra, l’unica nostra iniziativa allora è il desiderio del cuore, il desiderio al profondo, più vero di tutti quegli altri desideri, cattivi e contrastanti che abbiamo in noi: il desiderio che Lui ci aiuti, che ci fa chiedere, e solo chiedere, perché è l’unica cosa sia veramente nostra: chiedere è tanto più vero quanto più è un grido, magari un pianto.
Allora si capisce che la Croce serviva per spogliarci di tutto, e farci vedere qual è la vera ed unica sorgente di sicurezza, di pace: e la nostra pace diventa vera, perché è fondata su di Lui: questa pace la potremmo avere sempre, anche se il desiderio del male, le tentazioni, sono in noi: basta avere la forza ogni giorno aprendo gli occhi di dire ancora di sì a Dio, cioè di desiderare Lui, di chiederGli tutto. Capisci che a Lui solo questo interessa? Il nostro io, il nostro cuore che continua a desiderare Lui nonostante tutto: per questo è giusto ricordarsi sempre che Lui è il Dio che scruta i cuori. Benedetta cara, io credo che il Signore sia contento di te, proprio quando tu ti senti povera e glielo dici, perché Lui è quel Signore che ha amato la Maddalena, che salvato il Buon ladrone, che prediligeva la preghiera e la vergogna del pubblicano.
Quando sei triste o hai delle tentazioni cerca di metterti tranquilla e abbandonata nelle sue mani come una bimba piccola, che conosce i suoi limiti e la sua fragilità, ma non se ne scandalizza. Lasciati curare da Dio: ho trovato una frase della Messa che dice – Stendi te ne preghiamo, le tue mani sanatrici: ecco che quanto più ci userai misericordia tanto più troverai in noi dei mali da perdonare. Risana ciò che è infermo, rinfranca ciò che non è sicuro, conserva con la perseveranza della fede ciò che è ancora sano.
Vedrai che il Signore ti ridonerà il gusto della vita, e l’amore alle cose: se ti fa passare in mezzo a questo deserto è per farti sentire spoglia e bisognosa di Lui solo, ricca di Lui solo. Ricordati che tutti noi ti ricordiamo sempre e ti vogliamo bene. Il mio colloquio è andato bene: oggi parto per Varigotti, un paese della Liguria: andiamo in 500 di G.S. e lì passiamo i giorni della settimana santa vivendoli insieme. È durante questi ritiri che facciamo quei libretti che ti ho dato. Ti manderò il prossimo. Credo di poter venire il giorno del matrimonio di tua sorella. Continua ad avere fiducia in Dio, Benedetta, tesoro, e vedrai che, come dice la Bibbia, – le tue tenebre scompariranno per dar posto a uno splendore di meriggio – Non ne abbiamo mai abbastanza di fiducia: per questo Gesù ce ne parlava sempre. Gente di poca fede, perché dubitate?
Non sapevate che il Cristo doveva passare per queste cose, per entrare nella sua gloria?
Chi porta frutto con perseveranza….
Spero proprio di vederti molto presto. Ti saluto con tutto il mio affetto; saluta anche i tuoi, Carmen e Manuela e la mamma soprattutto.
Ti bacio affettuosamente
Franci.


Non sentirti mai inutile e sola

9 settembre 1959
Cara Benedetta,
voglio affidare a questo foglio quello che avrei dovuto dirti poco fa’ – Se quello che ti scrivo ti è utile, prendilo come un dono che Dio ti manda, altrimenti puoi stracciare tutto, scusandomi per non averti saputo dire quello di cui avevi bisogno.
_______________
Vorrei augurarti di essere sempre unita al Signore. Sta fra le Sue braccia di Padre, con la fiducia di una figlia. Non cercarlo chissà dove; è vicino a te giorno e notte.
1) Dio può ben capirti. Anche Gesù in croce non poteva più agire, né parlare. Ma la sua croce era il momento più valido della Sua vita. Anche la tua croce assomiglia alla Sua; ne è una continuazione.
2) Mi sarà molto facile ricordarti ogni giorno nella messa. La celebro ogni giorno e a volte mi vergogno di portarvi tanto poco; perché Gesù vi sacrifica tutta la vita, io non vi porto che la preghiera e un po’ di sacrificio. Da domani in poi mi sembrerà di celebrare la Messa con le mani meno vuote: vi porterò il tuo sacrificio, che è completo; il Signore lo gradirà tanto perché rassomiglia a quello di Gesù.
3) Non ti preoccupare quando non sai pregare, quando non sai cosa dire. Sulla croce non si possono fare bei discorsi. Hai visto dal Vangelo che sul Calvario Gesù ha detto 7 parole in 3 ore, e la Madonna non ha espresso parola? Fa come loro: presentati a Dio come puoi. Se tu non puoi parlare, il Signore sa bene che cosa vorresti dire. E questo basta.
4) Non ti meravigliare, né perderti d’animo se a volte senti dentro di te una ribellione che non riesci a dominare. Alla nostra povera sensibilità non possiamo impedire che a volte esploda. Ma questo non ci porta lontano da Dio; anche con la ribellione, resta fra le braccia di Gesù e della Madonna. È una tempesta che passerà e ritroverai il sole. Quando le nubi sono molto nere e ti pesano mortalmente sul cuore, pensa che oltre le nubi c’è sempre il sole, bello e intatto. Anche sulla tua vita c’è sempre il sole oltre le nubi.
5) Anche Gesù in croce è giunto a gridare: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Ha voluto provare quello che provi tu nei momenti più duri, per guadagnarti la grazia di superarli. Ti è accanto allora perché li ha provati anche Lui.
6) Non desiderare di morire, ma di vivere. Lascia che Dio conduca la tua vita. Ma non pensare che la tua vita sia inutile, perché non puoi agire e parlare e fare. La croce di Gesù, il dolore della Madonna e di tanti cristiani, sono la ricchezza maggiore del mondo intero. Fra loro ci sei anche tu.
7) Non sentirti mai inutile e sola. La tua poltrona e il tuo letto possono diventare un altare. Tu non ti vai consumando, ti vai trasformando come l’ostia sull’altare . L’ombra della croce arriva fino alla tua camera, e siete insieme tu, Gesù e la Madonna, e fate un cuore solo.
8) Non dire: non ho fede, mentre una volta ne avevo tanta. Accontentati di quello che puoi dare. Quando si soffre molto non è facile dare con disinvoltura. Oggi doni quello che puoi, domani potrai fare di più. Dio guarda all’intenzione.
_________________
Permettimi ogni giorno di poter offrire le tue croci per tutti i bisogni delle anime che incontro. Io ti prometto di metterti sull’altare, ogni mattina, perché Gesù ti trovi e ti unisca al Suo sacrificio. Se ti fa piacere domani torno a trovarti. Ti darò l’assoluzione (non ti preoccupare di niente, il Signore ti comprende). Se ti farà piacere ti porterò anche la comunione, perché Gesù ti aiuti e ti sia vicino. Ti posso assicurare una cosa: Dio ti vuol tanto bene ed è contento di te . Non dare troppo importanza a questo momento che attraversi ora Ti benedico con tutto il cuore.
D. Mori Elios Giuseppe


Non sei al mondo per soffrire, ma per amare

[12 settembre 1960]
Cara Benedetta,
sono contento che il Signore ti abbia riempito il cuore della Sua pace. Domattina avrai Gesù con te, e allora le cose andranno meglio. Ti suggerirei di non farti mai troppi scrupoli, soprattutto riguardo ai sacerdoti. Non aver paura di disturbare, anche quando verrà don Lino. Se non puoi uscire, fa venire il sacerdote da te, se non puoi tu andare a fare la comunione, Gesù sarà ben contento di venire in casa tua. Non vedi nel vangelo quante volte si è fermato a casa dei suoi amici?
Se le cose che ti ho detto ieri ti hanno fatto bene ne sono contento. Non è roba mia ma di Gesù, cioè è roba di tutti perché il Signore ce la mette a disposizione. La nostra fede è ben più bella di quello che posso aver detto io. Ti voglio suggerire alcune altre cose; forse ti potranno essere di aiuto.
1) La tua vita, come quella di tutti, non è un pacifico possesso; a volte ci sono burrasche e temporali. Non ti preoccupare mai; quando è passata la bufera tu ritorna fra le braccia di Dio, come se nulla fosse stato.
2) Non misurare la tua vita col metro della sofferenza, pensando che abbia valore solo quello che ti costa. Il valore di ogni cosa è l’amore. Cerca di amare Dio coi sentimenti di una figlia. Quando stai bene, gli sei vicina come quando stai male; cerca in un caso come nell’altro di voler bene al tuo Padre celeste.
3) Quando ti senti in colpa o ti pare di aver fatto qualche mancanza (anche piccola) non martoriarti, pensando che meriti castighi e punizioni. Ogni colpa, grande o piccola, è una mancanza di amore: Se la vuoi riparare bene, cerca di aumentare il tuo amore verso Dio, serenamente. Dio non vuole altro.
4) Se hai fatto qualche mancanza, se qualche volta perdi la pazienza e il coraggio, non perdere troppo tempo a «contemplare» i tuoi sbagli. Daresti a loro troppa importanza e ruberesti a Dio del tempo che Gli appartiene. Piuttosto va subito col tuo cuore a Gesù e alla Madonna e cerca di dare loro, in modo ancora più bello e fiducioso, l’amore che non hai saputo dare prima.
5) In ogni cosa ricorda sempre che il bene e la forza vengono da Dio. Se hai bisogno di forza
di serenità
di pace
di perdono
corri a Dio con una fiducia senza limiti. Non farai mai tanto piacere a Dio come quando Gli chiedi le cose buone e la sua grazia.
6) Non sei al mondo per soffrire ma per amare. Offri ogni pena come ogni gioia, sono tante occasioni per aumentare il tuo amore. [f.2v]
7) La tua condizione attuale è la più vicina a Dio. Basta che tu l’accetti e la viva con Lui. Vedi, occorre sforzo e buona volontà per fare del bene e dell’apostolato; ma non è il massimo, perché siamo sempre noi a dare quello che vogliamo. Quando invece si è nelle tue condizioni, come Gesù in croce, abbiamo permesso a Dio di prendere Lui tutto quello che vuole: abbiamo dato tutto. Allora tu non dubitare mai che la tua vita non abbia un estremo valore, quando Dio ti ha fatta simile a Gesù redentore.
8) S. Paolo dice anche a te: completo ogni giorno la passione di Cristo nel mio corpo, a beneficio di tutta la Chiesa.
_______________
Grazie per avermi dato la gioia e l’onore di offrire ogni giorno le tue sofferenze al Signore nella Messa. Ti ringrazio per tutti quelli che ne riceveranno aiuto.
Davanti a Dio, un giorno, scoprirai che anche tu sei stata un vero apostolo, perché hai dato il massimo.
Prego la Madonna di benedirti e custodirti
D. Elios Giuseppe Mori


 

Mi aveva insegnato “Dio” con tutta la sua vita

Milano, 31 dicembre 1963
Caro Roberto,
adesso che mi metto a scrivere ho come paura; mi hai chiesto di scriverti di quella domenica, forse – anzi, certamente – la più intensa di quelle vissute finora; ma ho paura che le parole non riescano a dire tutto quello che vorrei dire: esse a volte sono dei segni e basta e hanno quasi perso il loro senso più vero e pro fondo e ci sembrano inutili o monotone.
Perché quello che ho visto, quello che ho provato è stato troppo grande per me e forse per tutti e il suo senso non c’entra neanche nelle parole: forse l’unico che può contenerlo è «Dio».
Prima di andare da Benedetta ero preoccupata, piena di timore, di quella paura che hanno le persone borghesi quando devono andare da qualcuno che non conoscono, donarsi a qualcuno solo perché c’è. Ma appena giunta mi sono accorta che tutto dava avanti tranquillamente, normalmente: non c’era nessuna rottura fra me e quell’ambiente, nessuna fatica: neppure il volto Benedetta mi sembrava nuovo: era come se fosse sempre stato dentro di me ed io me l’ero sempre portato dietro senza saperlo: adesso solo mi si rivelava con una chiarezza ed anche con una semplicità che non posso tradire neppure ora: e a volte la tentazione farlo è terribilmente potente. Su quel volto non c’era solo serenità o pace, ma gioia, una profonda gioia che le veniva dall’entusiasmo di vivere, dalla felicità che aveva di sentirsi ogni giorno di nuovo sveglia. «Pregate per me, perché a volte mi assale la tentazione di perdere il gusto di vivere ...». Lei che non vede e non sente, prova il gusto delle cose, r cioè a sentirle e a vederle dal di dentro e a captare la bellezza chi c’è in tutte le cose: diceva che il sole c’era anche se lei non lo vede va, ed il sole era tutta la vita. Noi, che lo vediamo tutti i giorni nel suo splendore, non accorgiamo mai del sole e forse mai l’abbiamo sentito come lo sente lei: è per lei la certezza di qualcosa che vive fuori di lei, la certezza di una luce che c’è anche se lei non la vede. In principio riposava e parlava poco e per non farla stancare non le hanno detto che io ero lì. Ma appena lo ha saputo si è come illuminata di una gioia grande: e non mi conosceva neanche. E poi ha voluto sapere come mi chiamassi, dove fossi seduta, che scuola facessi, quanti fratelli avessi e così via. Ed io continua. mente mi meravigliavo della sua attenzione, dell’amore che aveva per me, della sua capacità di entrare in me e di farmi sentire c stessa e la sua vita. E quando io tacevo (ed era molto bello per me tacere e guardare il suo volto, e accarezzare i suoi capelli: era la stessa sensazione, sai, che uno prova quando fa bene la S. Comunione) lei si ricordava di me e si voltava dalla mia parte e mi sorrideva e mi chiedeva che cosa avessi: io le risposi che ero contenta. Si illuminò e mi disse tutta la sua gioia di sentirmi contenta: «Se sei contenta vuol dire che sei serena dentro, che la tua gioia proviene dall’anima». Mi sono quasi messa a piangere. E si scusava di un gesto di impazienza avuto (diceva lei) poco prima verso l’infermiera: «Lo spirito è sempre lo stesso, ma la carne a volte non si può dimenticare». E alla madre che l’accarezzava disse: «Non mi accarezzare tanto, ora, mamma». Noi, appena stiamo male, abbiamo bisogno di essere seguiti, accarezzati, amati, insomma coccolati: lei sentiva che Dio la voleva così e che quindi non era necessario accarezzarla. Ad un certo punto le dissero di tacere: e si vedeva che lei era dispiaciuta, che sarebbe stata più contenta di parlare con noi, ma tacque subito: «Va bene, taccio e prego». Sa accettare le cose con una semplicità ... come un bambino solo può fare, perché lei è giovane di dentro, giovane e nuova ogni giorno. Non so se sono riuscita a dirti tutto, e se l’ho fatto, l’ho fatto senz’altro male. Ma quello che avevo dentro quella sera è impossibile a dirsi: una gioia, una gioia grandissima perché avevo imparato a volermi bene, perché avevo visto ancora una volta che Dio c’è, e che se c’è, non è lì per niente, ma deve entrarci in qualche modo anche con me. Ecco: lei mi aveva «insegnato» Dio con tutta la sua vita ed io non posso dimenticarlo. E mentre io sono qui, dimentica di Dio e di tutto, lei è là, in quel letto, sempre con la stessa gioia, con lo stesso Dio sulle labbra: e se Dio è là per lei, senz’altro c’è anche ora per me, anche per te adesso che leggi questa lettera, e siamo solo noi che non vogliamo vederLo. Per lei Dio, per farsi conoscere, ha scelto la via del male fisico, dell’infermità, per altri forse ha scelto il dolore, l’angoscia, l’indifferenza: ma l’ha scelto solo Lui…
Paola Z.

Ha donato la giovinezza a chi l’ha conosciuta

[Milano 1964]
Carissima,
[…] Col suo sforzo di portarsi a Dio malgrado il male, Benedetta ha costruito anche le nostre amicizie, creando delle esperienze spirituali senza età né limiti, ma coi soli punti fermi delle nostre persone e dello stesso Dio. Benedetta è salita al Signore a 27 anni: nessuno potrà p toglierle la sua giovinezza e quella che ha donato a chi l’ha conosciuta. […] Non è morta la Benedetta: è vicina. C’è qualcosa di essenziale in lei ed in me che ci fa incontrare impercettibilmente nel momento in cui io affondo nella misericordia di Dio che dissolve ogni impurità. Capire ora che il nostro nodo è essere innamorati dell’amore mi svela la chiave della salvezza.
Io voglio essere come la Benedetta nell’amore misericordioso, misterioso, reale e paziente.
Ciao.
Roberto