La mamma

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Riesce a dar luce a tutti noi che le siamo vicini

Sirmione, 12 gennaio 1964
Cara Anna,
scusami il contrattempo. Parto solo dopo domani, per la Liguria. Qui c’è un sole quasi primaverile, che batte su delle povere rose morte, mentre tanti uccellini svolazzano in cerca di pane da beccare! E qui, nella mia solitudine, io faccio lunghi colloqui con Benedetta, il mio angelo che vive sulla terra come se solo con un piede la sfiorasse, mentre l’altro è gia pronto per iniziare il volo verso il cielo. E io la guardo come se dovessi vederla da un momento all’altro dirmi un’ultima cosa, prima di spiccare il volo. Il Signore le ha dato una vita così ricca di spirito che anche così, nel più profondo dei silenzi, e nel deserto più buio, riesce a dar luce a noi che le siamo vicino. Ecco, Anna, perché non mi dispero, guardandola, perché è vero quello che mi dice lei: “Il Signore mi ha dato una ricchezza di un valore senza limiti”, Ciao, Anna. Grazie di tutto, perché sei tanto buona.
Elsa Bianchi Porro

Rappresenta così bene la croce di Dio, viva

Milano, 20 marzo 1964
Cara M. Grazia,
[…] mi è scesa nel cuore una pace fatta di Spirito Santo, come avrebbe detto Benedetta, quando, stringendomi le mani, mi ripeteva: «Sono Io, di che temete?». Così mi sono sentita vicina a lei invasa ancora da quel senso d’ineffabile dolcezza che Benedetta dispensava a chiunque le si avvicinasse. Rappresentava così bene la croce di Dio, viva. Abbiamo avuto tanto da lei, noi che abbiamo vissuto la meravigliosa elevazione della sua anima. In una meditazione mi è sovvenuto improvvisamente il perché Benedetta aveva risposto all’ultima lettera di Paola che era trasalita di gioia. Paola le aveva scritto che «il Signore in fondo alla via ci aspetta e chiama per nome i figli che riconosce Suoi». Ricordo ancora: si trasformò in viso, mi disse - aspetta - poi mi chiese di rileggerlo e trasalì con quella sua umiltà che la rivelava santa. Cara Maria Grazia, tu sei unita ancora a Benedetta in un lavoro indissolubile. Tutte le volte che la penso, la vedo là stesa con la testina inclinata sul cuscino, dolorosamente, dolcemente e vedo te lì vicino ad accarezzarla. [...] Spero di rivederti presto.
Elsa (madre di Benedetta)

Testimonia una fede viva con la semplicità degli angeli

Cara Maria Grazia,
come vedi ti scrivo subito anche se non so neppure incominciare a dirti qualcosa, perché senza le sue parole suggeritemi con tanto amore per tutti, io non so più dire nulla a nessuno, neppure a te, Maria Grazia, anche se ti voglio veramente bene. Mi pare di essere sbandata, vuota, come se improvvisamente fossi tornata bambina, e non avessi più la mano materna che mi guidava e come se non sapessi più dove andare. Eppure, anche dopo ogni pianto, io sento qualcosa d’indefinito in me, un richiamo, un soffio, una pace, come se una finestra si fosse aperta per me, nel cielo, ed io potessi guardare fin là serenamente. In una pagina di un diario lontano che Benedetta scriveva nei suoi primi anni di scuola, dice: «Oggi ho guardato tanto il cielo, ho pensato tanto, ma qui, nel mio diario, non dirò nulla, perché ripetere i miei pensieri sarebbe sciuparli tutti». Così Maria Grazia dico anch’io. [ …] Noi dobbiamo ricordare sempre come Benedetta seppe essere forte, umile, semplice e sicura nel suo cammino. Ci testimoniò una fede viva con la semplicità degli angeli. E fu tanto forte da donare la forza a chi le domandava aiuto. È vero. Ti confesso, Maria Grazia, che molte volte, guardandola, ascoltandola, i non la riconoscevo più, perché il suo linguaggio ormai aveva sapore di cielo, ed io ero ormai ambiziosa di lei, perché la sentivo salire così in alto, minuto per minuto. E lei che lo capiva mi rimproverava questo, e mi additava il cielo soltanto. Perdona, ho scritto troppo. Manuela e Carmen sono andati in montagna. Tornerò presto. Lavora: io e tu dobbiamo continuare tante cose.
Ti abbraccia e ti benedice
Elsa