a Maria Grazia, 18 maggio 1963

Sirmione, 18 maggio 1963

Cara Maria Grazia,

come stai? Per favore prega per me: ho ancora poche briciole da dare al Signore. Vieni presto. La mia mente a volte vacilla: e' un deserto mortale. Ho paura. Se diro' delle cose a vuoto domandaGli per me di farmi tacere, per favore. Mi ricordo quando ti vidi la prima volta, Maria Grazia, quando ti conobbi! Mi accompagnavi a casa e volevi farmi credere che dovevi arrivare fino la' dove stavo io. Sei dolce, sai; dai la tua dolcezza a chi ti avvicina; c'e' tanto affanno, tanta sete. Io cammino nella mia via crucis, fra poco saro' ferma.

Chi nel dolore si avvicina a Lui si addolcira'; chi si allontana incrudelira' a sua insaputa. Mi e' piaciuta tanto la preghiera: "Signore, mi hai afferrata". Tanto bella che nel farmela trasmettere trasalivo ad ogni parola.

Mi ha scritto la Nicoletta: ti faro' vedere la lettera quando vieni. Prego tanto la Madonna: e' il Suo mese e La vedo la', tacita, sulla montagna, a veder morire Suo Figlio.  

Non negare il tuo aiuto se pensi che qualcuno ne abbia bisogno. Fatti forte in Lui. 

Ciao, buon lavoro, vieni presto. Ciao, ti abbraccio forte.

Benedetta

alla signora Grecchi, 7 gennaio 1964

Sirmione, 7 gennaio 1964

Cara Signora (*),

alcuni miei amici mi hanno parlato di Lei, e anche se non La conosco personalmente, mi permetto di scriverLe, perche' io so che Lei soffre, e nel dolore siamo piu' che mai fratelli, legati con anelli invisibili. Conosco la profondita' del suo dolore e del suo strazio. Dice la sacra Scrittura: "I miei pensieri non sono i vostri, i miei sono pensieri di pace e non di afflizione".

Cara Signora, al nostro occhio umano sfuggono troppe cose. Ma Dio sa la ragione di tutto, del mio e del suo dolore. Il Signore ha detto: "Lasciate venire a me i fanciulli, perche' di essi e' il regno dei cieli".

Cara e dolce Mamma, Lei pensi ora che il suo angioletto e' nel regno del Signore, nella gioia del paradiso. La prego, non si senta in colpa, non attribuisca a stolte idee la morte del suo piccino. Dio solo da' la vita e la morte alle Sue creature.

Ha detto Gesu', nel discorso della montagna: "beati quelli che soffrono, perche' saranno consolati..." Anche Lei, dunque, cara e diletta mamma, sara' consolata. Colpe non esistono, per nessuno. Non c'e' spiegazione alla Croce. Dio toglie e da', quanto crede. Lei ricordi che ora ha nel cielo un piccolo angelo, tutto suo, che la guarda e che vorrebbe aiutarla. Nella preghiera Lei puo' parlare al suo bimbo. Domandi d'aiutarla, dica pure: - vedi, piccino mio, come soffre la tua mamma, senza te! - E il suo bimbo sorridera' e tramite Dio le dara' un'attesa fatta di pace e di preghiera.

Nel suo cuore, mia dolce mamma, tornera' il riposo, una dolcezza fatta di un sorriso pieno, perche' sara' quello che il suo bambino fara' per Lei.

Si senta forte, anche perche' attorno a Lei c'e' chi aspetta la sua mano per tirare avanti assieme.

Le voglio bene, e me La sento tanto nel cuore. Anch'io preghero' tanto per Lei. In alto il cuore.

ArrivederLa

Benedetta

 

(*) Signora alla quale era morto il figlioletto di due anni in seguito a caduta in acqua bollente.

a Leonida, 8 ottobre 1960

Sirmione, 8 ottobre 1960

Caro Leonida,

gia' la mamma ti avra' risposto, tuttavia voglio mandare un saluto alla Barbara e aggiungere per te alcune cose. La Barbara e' tanto tanto carina e l'ho rivista molto volentieri così grande. Le darai per me un grosso bacio.

Mi e' poi venuta in mente la vostra conversazione dell'altra domenica: parlavate della morte ed io, interrogata alla sprovvista - leggevo il giornale - vi risposi evasivamente. Ricordo molto bene che tu ti dicevi impaurito a questa idea. Per questo devo scriverti.

La morte e' la punizione divina per il peccato originale: e' naturale che il suo pensiero ci sgomenti. Devo spiegarti percio' la mia risposta e la mia tranquillita'.

Anch'io ho paura della morte, ma penso, anche lasciando stare quello che ci attendera' dopo, che il Signore certo non mi abbandonera' in quel momento. E aspetto con fiducia. Questo e' quello che penso fermamente; e non stavo serena se non te lo scrivevo.

Grazie di avermi ascoltata. Di nuovo tanti cari saluti e tanti baci a tutti e tre.

Benedetta

a Sofia, 19 settembre 1963

Sirmione, 19 settembre 1963

Cara Sofia,

grazie della lettera che mi hai mandata. Anch'io ho sentito la tua mancanza, anzi quando qualcuno si allontana, salutandomi, provo una sofferenza al cuore perche' e' una creatura di Dio che mi dice "parto".

E partire e' un po' morire. Ma io so che bisogna vivere per condividere la morte degli altri e so soprattutto che bisogna morire per aiutare gli altri a vivere. Se il chicco caduto in terra non muore, non dara' pane e pace.

Io, Sofia, desidero solo che si compia cio' che Dio vuole da me, perche' tutto e' grazia, tutto e' bene, tutto va a gloria di Dio. Sono serena, sto bene. Ma se verra' la paura, diro' senza vergogna:  "Signore ho paura delle tenebre". E Lui: "Non temete, Io ho vinto il mondo". Perfino la Vergine ebbe paura all'annuncio dell'Angelo. Il Consolatore verra' e un attimo prima della morte ci tendera' la mano. "Chi semina nel pianto raccogliera' cantando".

Non soccombiamo, dobbiamo non essere sopraffatti dal dubbio, mai, mai. E se per un attimo così fosse ... Lui ci guardera' e ci sapra' con amore risuscitare dal sepolcro, come Lazzaro. Santo santo e' il Dio degli eserciti. Non temete.

Parlando a te, Sofia, parlo anche all'Aura che mi è dispiaciuto non sentire vicino a te quando fosti qua.

Ricordami a lei, alla mamma, alla zia Adelina e alla zia Elena. Vi abbraccio con tenerezza augurando a tutti buon lavoro.

Benedetta

a Madre Domenica, 1 ottobre 1963

Sirmione, 1 ottobre 1963

Cara Suor Domenica,

volevo ringraziarla di essersi ancora ricordata di me, io non L'ho dimenticata mai e non ho dimenticato neppure le Sorelle, che Lei mi condusse vicino al letto, compresa Suor Maurizia, compreso Don Luigi, che, a sera, veniva a portarci la benedizione del Signore.

Tutti noi, Suor Domenica, non siamo divisi, ma lavoriamo in un telaio uniti perche' venga il Suo Regno e per ritornare a Lui, per sempre.

Quotidianamente, quando parlo al Signore, non dimentico neppure la Sua Madre Superiora. perche' lo Spirito Santo L'assista nel farLe svolgere un lavoro che sia premiato dal Cielo.

Io sto bene, benissimo, anche se a fatica trascorro certe ore, perche' il Signore non si allontana un istante.

Dice il Profeta Geremia: "Il Signore mi ha sedotta, e io mi sono lasciata sedurre!". Io, nel mio buio terribile, nel mio silenzio pauroso, attendo la Sua luce e la dolcezza della Sua parola, perche' Lui verra' per condurmi alla Sua casa.

"L'abbandono, questa lunga pazienza, non sara' piu' difficile degli altri passi fin qui fatti, perche' dentro c'e' Lui che guida!".

ArrivederLa, Suor Domenica, buon lavoro.

Benedetta

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