Mia
cara Franci,
so che in questi giorni sei molto occupata con lo studio, ti scrivo perche' so
che non puoi fare altrettanto. Ti scrivo perche' ho il cuore, ancora in certi
istanti, pieno di ansie e di amarezza.
A
volte mi ritrovo qui, davanti a Lui, ferma, con le mani vuote, senza possedere
neppure le briciole. Sto cercando di uscire da un periodo tanto, immensamente
difficile. A volte soffro bestialinente, vorrei che finisse; a volte domando di
soffrire ancora di piu'.
Mi
faccio rileggere le tue lettere. Sono in certi istanti sbalestrata, senza
sostegno, come in una scala traballante senza appoggio, vagando e non riuscendo
piu' a salire.
Eppure lo voglio. Mi sento sola, Lo chiamo quasi agitata, e nella mia testa sento una specie di deserto mentale. Mi intontisco. I giorni sono tutti uguali. Brancolo nel buio, e ho la luce dentro, non posso che balbettare ed ho infinite cose, dolcissime, da comunicare con Lui. Mi domando spaventata com'e' terribile avere solo paura di perdere Dio. E questo mi e' accaduto, solo la paura. Ho indagato dietro, nel passato, non ho trovato peccati mortali. Allora, adagio, adagio, e' tornato il sereno: la pace, la bonaccia.
Dentro
di me, ho sentito ancora la voce del Padre. Assetata sono corsa a farmi
confortare. Era Lui. L'ho risentito! L'ho ritrovato, Franci, che sollievo!
Con Lui mi sento di poter camminare lontano, in capo al mondo, se Lui vorra'.
Io non voglio pause; non desidero soste; ho ritrovato il Signore, ho risentito
la sua voce, ed e' stato dolcissimo il colloquio, così soave.
Ma
ora, Franci, in questo istante mi pare si faccia di nuovo scuro, ed io non
voglio. Coi discepoli, allora, diro': "Resta con me, resta con me,
Signore, perche' si fa sera". Non posso piu' rimanere qui sola. E mi
riscopro ancora così povera, così vuota da non aver nient’altro da donarGli
che il mio silenzio. E taccio, quasi fossi sola in mezzo ai viventi e non
sapessi più neppure dire: "Padre nostro, tu che sei nei Cieli, ascoltami".
[…].
Sia
pace a te e a me.
Benedetta
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