Sirmione,
11 ottobre 1963
Cara
Nicoletta,
grazie della tua lettera. Mentre me la leggevano io pensavo che mi fosse giunta una grazia, e che tale grazia mi fosse scesa dal cielo.
Spero
che i tuoi esami siano passati, e tutto sia andato come volevi, a gloria di Dio.
So che verra' lì da te presto tuo fratello, ed io ne sono contenta.
Io
sto bene. Sono immobile; ma le persone vanno e vengono intorno al mio letto.
Anche la Franci e' stata qui qualche giorno, anzi, quando e' arrivata la tua
lettera me l'ha trasmessa lei, ora che ha imparato a parlarmi attraverso le
mie mani. Spero che non ti dispiacera', perche' "Dio ci da' le cose non
solo per noi, ma anche perche' si possano distribuire agli altri".
Qualche
volta, Nicoletta, mi rattristo perche' mi pare che così nel mio stato, io non
sia piu' utile a nessuno, e allora vorrei che avvenisse "l'Incontro".
Ma, forse, queste sono tentazioni. Perche', sai, Nicoletta, io piu' vado
avanti, piu' ho la certezza che "grandi cose ha fatto in me Colui che e'
potente", e l'anima mia glorifica il Signore. Davvero, in ogni attimo, in
ogni soffio, io ho le prove che Dio mi aiuta dolcissimamente.
Non
dimenticarmi, Nicoletta, perche' io ti seguo coi pensieri, con le preghiere,
perche' tu mi hai dato quell’aiuto che io reclamavo per fermarmi qui, nella
via crucis del Signore […]
E
sono contenta anche di avere sofferto questi anni, perche' e' vero, e'
nella sofferenza che riusciamo a diventare forti e saggi. Poi ho la mia mamma
vicino, e io ne faccio così uso. Maria Grazia viene spesso a trovarmi e mi
aiuta molto.
Ciao,
Nicoletta, ti mando tanti auguri di buon lavoro.
Ciao, tua
Benedetta
| Indice delle lettere |