Sirmione, 28
agosto 1963
Cara
Nicoletta,
ti
scrivo, e spero che questa mia lettera ti giunga, e ti porti un po' di
quella serenita' che Dio mi
Da
tanto pensavo di scriverti, a cuore aperto; lo faccio tardi ormai, ma lo faccio
perche', come
Nicoletta,
ti voglio tanto bene, come il primo giorno che ci parlammo (anche se non te
l'ho mai detto), perche' quel giorno, per uno strano presentimento, capii
che tu mi avresti aiutata non solo all’Universita', ma nell’altra
Universita': quella vera, quella di Dio.
Non
sentirti mai sola, Nicoletta, non sentirti mai abbandonata. Io sono ancora con
te, come quando mi aiutavi a scrivere gli appunti di Giordano e me li facevi
leggere. Non temere, Nicoletta. Dio da' la ricompensa che ci meritiamo. Cosa
importa la ricompensa dell’uomo? Lavoriamo per il Suo Regno. Serenamente.
Basta.
Maria
Grazia viene spesso a trovarmi, ed io le voglio sempre piu' bene. E tu come
stai? Vorrei dirti tantissime cose; ma che importa? Ricordati che le cose
caduche un giorno saranno finite!
Scusami
e comprendimi, se non ti parlo di quello che vorrei e che abbiamo in comune. Mi
ricordo che nei Fioretti di S. Francesco e' scritto che due frati amici abbracciandosi si compresero, e non ebbero affatto bisogno di parlare. Ricordati
che noi dobbiamo lavorare per il Regno; dobbiamo lavorare, noi che Lo conosciamo, noi, che non siamo mai soli.
Ciao,
Nicoletta, scusami se non posso scriverti io, ma se lo faccio fare dalla mamma
che scrive sotto mia dettatura.
Ciao, Nicoletta. Buon lavoro.
Benedetta
| Indice delle lettere |