Badia

L’ABBAZIA DI SANT’ANDREA APOSTOLO A DOVADOLA E LA TOMBA DI BENEDETTA

Il complesso monumentale di Sant’Andrea in badia, caratterizzato dal monastero e dalla chiesa, è situato in via Benedetta Bianchi Porro n. 6, nel Comune di Dovadola e alla distanza di circa 20 km dal capoluogo di Forlì. La chiesa è orientata secondo l’asse sud-est; lungo il prospetto principale si addossa il corpo rettangolare dell’edificio adiacente che consente l’accesso alla Villa (antico convento). Sul lato opposto, invece, in prossimità dell’abside si sviluppa il campanile. L’accesso principale al complesso architettonico avviene dal piazzale antistante che collega la Badia alla strada statale tramite un sentiero carrabile. L’aspetto attuale della chiesa riflette la monumentalità originaria Romanica, seppur alterata nel corso dei secoli dagli interventi di restauro che l’hanno mutata in più occasioni: nel Rinascimento, nel XVII, XVIII e XX secolo. La facciata principale è caratterizzata da un andamento a capanna con  la divisione nelle tre  navate che corrispondono all’interno; al centro c’è una finestra a lunetta e sotto l’ingresso principale arricchito da un portale in pietra con timpano.


                                
Le fonti d’archivio consultate (Archivio storico della parrocchia di Sant’Andrea Apostolo, Archivio Storico della Pieve di Salutare, Archivio di Stato Forlì) non chiariscono l’origine della chiesa. Si tramanda l’informazione sull’osservazione stilistica dell’edificio facendolo risalire al periodo Romanico come momento per l’edificazione della chiesa e del monastero benedettino. Una fonte archivistica riporta la presenza già nel 1116 del monastero e in quell’anno i monaci si impossessarono della rocca, esistente dal secolo precedente.
Il titolo di Abbazia apparteneva alla chiesa di S. Andrea Apostolo fin dai tempi della sua edificazione e i benedettini vi rimasero fino alla fine del XV secolo. All’interno della chiesa sono presenti due scene della Crocifissione rappresentare ad affresco sui muri delle navate laterali ed una rappresentazione dell’Immacolata Concezione, secondo l’iconografia della fine del XVI secolo e inizio XVII.
Tra le cappelle interne, la prima a sinistra è la più antica, con un complesso costituito da mensa e altare in marmo con sovrapposta un’ancona in legno che integra al centro una nicchia ricavata nel muro e decorata ad affresco. Lo spazio di questo altare è racchiuso da una balaustra e nel pavimento sono state posate le lapidi sepolcrali di alcuni illustri abitanti del territorio. Nella chiesa si venera la  Madonna delle Lacrime con un’immagine dipinta collocata su un altare databile al XVII secolo.
                                                                             

LA CAPPELLA DEDICATA A BENEDETTA

Le spoglie mortali di Benedetta riposano nella prima cappella a destra dell’ingresso principale della chiesa. La cappella è stata allestita nel 1969 in occasione della traslazione del corpo di Benedetta dal cimitero locale.  In occasione della beatificazione sono previsti lavori per un ammodernamento dell’allestimento che sarà composto dalla tomba attuale che ha già una qualificazione artistica in cotto lungo il perimetro con l’effigie sovrapposta del corpo di Benedetta in bronzo, realizzata dallo scultore Angelo Biancini, e saranno evidenziati il fonte battesimale a vasca, il tabernacolo nel muro ed il crocifisso. Dal sacramento del battesimo, che assimila il credente a Cristo e che nasce dal costato del Figlio di Dio morto in Croce, la vicinanza del monumento funebre che custodisce il corpo intatto della defunta riceve il pieno significato nell’offerta della sofferenza provata nella malattia. Il tabernacolo, che è la custodia delle specie eucaristiche, conserva il nutrimento spirituale fonte della vicinanza a Cristo e via per la santità. L’aspetto caratterizzante la sofferenza nella malattia della futura beata ritrova in Cristo il senso della vita vissuta nel dolore, per l’offerta totale di se stessa al Crocifisso, nella completa immersione nell’afflizione straziante del corpo, dal quale proviene la santità della beata che coraggiosamente ha vissuto la vita fino all’ultimo istante, rendendosi strumento di conforto e guida spirituale per tutti nella piena consapevolezza dell’amore di Dio che salva e dona la vita eterna.

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