Benedetta e la croce gloriosa

Beatificazione

La chiesa prescelta per la cerimonia di beatificazione è la Cattedrale di Forlì, dedicata alla croce, e la cerimonia fissata nella giornata di festa dell’esaltazione della croce. Nelle lettere Benedetta parla dell’offerta del suo dolore alla croce di Cristo e al contempo accetta la sua condizione, seguendo l’invito di Gesù  a non fuggire dall’esperienza dolorosa della sua esistenza legata ad un corpo sofferente per la malattia, ma a viverla fino in fondo. Il percorso non è esente dalla fatica di Benedetta nel vivere il dolore causato della sua malattia, ma anche l’offerta di sé stessa a Cristo spiega la sua più totale fiducia di essere tra le braccia amorevoli di Cristo Salvatore.
La seconda lettura nella liturgia della beatificazione è la lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi:


Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.  (Fil 2,6-11)


Nel nutrito scritto di San Paolo è ricordato il Servo di Dio, Gesù Cristo, volutamente divenuto simile agli uomini per assumere una condizione umile nell’obbedienza al Padre fino alla morte. Ma dalla questo stato egli salì all’esaltazione donando la Salvezza e la Redenzione al mondo.
Benedetta percorse un cammino di spiritualità di giorno in giorno sempre più intenso, ponendo nella croce la speranza della sua guarigione spirituale, dell’anima che assume in lei la guida del suo pensiero e delle sue più pure intenzioni di assimilarsi a Cristo. Cosi come San Paolo nella lettera ai Romani ricorda che il corpo ha bisogno di essere guidato dallo Spirito per allontanarsi dal peccato (Rom 8, 1-4), Benedetta riconosce nel suo corpo uno strumento che le è causa della prova, che la provoca nella sua fiducia in Dio, ma che la porta a vivere il dolore nella predominanza della guida dello Spirito, vincendo in questo modo da debolezza della malattia che facilmente porta a soccombere anche l’anima.


Quelli che infatti vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. (Rom 8, 5-8).
Questo permette a Benedetta di scegliere la vita fino  all’ultimo respiro. Sempre San Paolo nella lettera ai Romani ricorda che tutti coloro che sono guidato dallo Spirito di Dio sono figli di Dio e suoi eredi insieme a Cristo se prendiamo parte alla sue sofferenze per partecipare alla sua gloria. (Rom 8, 14-17)


Nell’orazione Benedetta è ricordata unita da Dio alla croce gloriosa del Figlio facendo della giovane un segno di speranza per coloro che soffrono, perché ha sperimentato nelle prove della vita la gioia del più profondo amore a Dio.
E nella preghiera dei fedeli la beata Benedetta è invocata come colei che stata fatta germogliare da Dio dalla croce del Cristo suo Figlio, per una vita luminosa, perché dalla stessa croce di Cristo nascano altri frutti di santità per la Chiesa e per il mondo.

 

La cattedrale di ForlÌ: la decorazione dell'abside con il ritrovamento della vera croce

Nella cattedrale della città la decorazione dell’abside del presbiterio rappresenta l’episodio storico del ritrovamento della vera croce di Cristo. La decorazione fu realizzata dall’artista forlivese Pompeo Randi nel 1863 subito dopo la ricostruzione della chiesa avvenuta a partire dal 1841. Infatti, dopo aver rilevato che “la chiesa della cattedrale di Forlì è un pezzo di antichissima fabbrica eretta senza le buone regole dell’architettura” (ms II/100, Descrizione delle chiese principali della città di Forlì, 1828 circa, Raccolte Piancastelli, Biblioteca Comunale “A. Saffi”, Forlì) si decise la ricostruzione per motivi statici del corpo centrale della chiesa rinascimentale secondo un  ammodernamento considerevole: nello stile architettonico conferito che si ispira al neoclassicismo, nelle dimensioni della chiesa che necessitava di più ampi spazi, raccordando la parte nuova con le due cappelle preesistenti che divennero il transetto: quella barocca della Madonna del Fuoco e quella rinascimentale del SS. Sacramento. L’ingegnere Giulio Zambianchi si occupò del progetto di ricostruzione che prevedeva anche gli interventi decorativi di Pompeo Randi realizzati in molte parti dell’edificio per un periodo di tempo lungo dieci anni dalla prima opera nell’abside, con la rappresentazione degli episodi più importanti e dei personaggi della vita religiosa forlivese.

L’episodio dipinto nell’abside è di grande importanza e rappresenta la miracolata dalla vera croce, ossia la prova per il riconoscimento del sacro legno ritrovato, secondo la tradizione latina, per volontà di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. La scena si svolge sul monte Calvario e in primo piano il vescovo di Gerusalemme San Macario indica di porre la croce a fianco del letto dell’inferma; vicino alla sofferente inginocchiata c’è sant’Elena coperta dal mantello imperiale che assiste al miracolo della guarigione e che abbandonerà le vesti regali subito dopo per dedicarsi al servizio alle vergini consacrate di Gerusalemme. Sullo sfondo la chiesa del Santo Sepolcro interpretata in stile neoclassico e il paesaggio di Gerusalemme e della Palestina. L’episodio acquisisce nella beatificazione di Benedetta in Cattedrale un ruolo importante perché Elena, la cui santità fu scelta dai Padri della Chiesa del IV secolo, rappresenta colei che ha ricercato Cristo con un metodo di fede che si fonda sulla Parola ed anche sui luoghi da lei cercati nel pellegrinaggio a Gerusalemme compiuto dopo il Battesimo, per poggiare la sua vita sulla roccia della fede.

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